Full text: Gallaccini, Teofilo: Trattato sopra gli errori degli architetti

DEGLI ARCHITETTI. cornici ſoſte@tate da menſole? Certamente non appoggiando queſte ſopra il vivo, e
ſolido loro fondamento, ma ſopra il falſo (potendo anche aggiungerſi fuori del lor
centro naturale, e verità, dalla qual pianta ſi dee riconoſcere il loro naſcimento ra-
gionevole, e giuſto) non potrà mai dirſi, che tali fabbriche abbiano quella ſolidità,
che faccia comparſa, nè di vera, nè di probabile perpetuità, ſtabilita col ſodo, e
valido eſſer ſuo.

Negli antecedenti fogli parlai anche dei nicchj poſti ſopra la facciata della Chieſa
di San Rocco, quanto, e come mi conveniva. Preſentemente però in eſſa facciata
vi è ancora di peggio, e ciò è appunto ſeguito per negligenza dell’ Architetto ſoprin-
tendente alla fabbrica, che traſcurò di conſiderare a dovere la pianta delle colonne, e
pel ripiego da eſſo preſo per accomodare i capitelli delle medeſime. Certamente ſe
egli aveſle fatto tale oſſervazione, ſi ſarebbe potuto, e dovuto nel modo ſteſlo farla
nella nuova fabbrica, e ſarebbe riuſcito a maraviglia bene. Il ripiego pertanto fu
queſto, cioè, che per non occupare maggior ſito collo ſporgimento dei piediſtalli,
l’ Architetto ſi riſtrinſe appoggiando plinto con plinto in poca diſtanza l’ uno preſlo
l’altro, non laſciando quello ſpazio intermedio, che poteſſe dar luogo all’abaco di
ſopra dei proprj capitelli nelle ſue ſcornature, e caulicoli. Il ripiego però adopera-
to dal valente Architetto fu, che l’ abaco del capitello della colonna foſſe tutto in-
tiero nel ſuo giuſto quadrato, ed in fianco, perchè ſorpaſſaſſe colla ſua ſcornatura
l’abaco del pilaſtro, e di ſotto fece ſorpaſſare il caulicolo dello ſteſſo pilaſtro, che
eſſendo poſto contro la colonna moſtra tanta gentilezza, e avvenenza, che con bel-
liſſimo inganno viene a naſcondere ciò, che ſarebbe errore. Ma non così pensò il
novello Architetto nella nuova fabbrica della facciata della Chieſa vicina, che egli
pel piano fatto doveva eſeguire, quanto alle colonne, appunto come era ſtato fatto nel-
la Scuola: ma quando queſto fu a porre i capitelli, ſi trovò imbarazzato, perchè vi-
de, che non potea mai riuſcirgli d’unire ſcornatura con ſcornatura nella ſua giuſta
larghezza e miſura; quindi preteſe per avventura di meglio ripiegare, anzichè imitare
quello, che vedeva eſeguito, e pensò di voler far comparire gli ſteſſi capitelli total-
mente interi e giuſti; ma s’ingannò a partito, moſtrando con ciò il ſuo ſcarſo ſape-
re, e la ſua poca eſperienza. Imperciocchè in tali capitelli non può certamente l’ a-
baco ſtare nel ſuo giuſto quadrato, mentre ne’ fianchi toccandoſi ſcornatura con ſcor-
natura, cioè, colonna e pilaſtro inſieme ſi uniſcono, e ſi attaccano per sì fatto mo-
do, che le loro inteſtature reſtano affatto tronche, coſa che deforma tutto il grazioſo
eſſer loro, e fa evidentemente rilevare il forzato, e falſo ripiego, totalmente inſuſſi-
ſtente, e difettoſo. Poteva egli beniſſimo porre le loro baſi diſtanti quanto portava
il biſogno per la giuſta unione dei capitelli; e ſe i piediſtalli ſporgevano più in fuori
tre o quattr’ once, non iſconciava niente affatto la facciata, e tutto ſarebbe andato a
dovere, quando aveſſe conſiderato, che il quadrato della baſe è minore di quello
dell’ abaco, e che per accomodare con giuſtezza le loro ſcornature è neceſſario lo
ſtaccamento delle proprie baſi: oppure doveva imitare intieramente l’ eſeguito già
nella Scuola, come come appunto far ei doveva. Di più ſi oſſerva, che come quel-
lo, che poco intende la leggiera Architettura, eſeguiſce tutto all’ oppoſto dei detta-
mi di quella, come è appunto l’ aver voluto terminare la facciata ſteſſa col peſante
rimenato, e timpano formato a catino ſondato, ſecondo l’ uſato operare maſſarino; coſa, che anzichè ingentilire, aggrava notabilmente. Vi voleva il ſolo vero, e na-
tural fronteſpizio, che copriſſe, e non aggravaſſe, come fa il rimenato peſante. An-
che il gran Palladio nel ſuo I. Libro d’ Architettura alla pagina 52. parla dei fron-
teſpizj delle porte, delle fineſtre, e delle logge: e di vero eſſendo queſti fatti per di-
moſtrare, e additare il piovere delle fabbriche, quel grand’ uomo non gli nomina
mai rimenati, poichè queſti moſtrano certamente figura più peſante del ſemplice
fronteſpizio. E di tal forma ſe ne oſſervano eſeguiti ſopra la facciata dalla Chieſa di
S. Zaccaria, e ſopra quella della Scuola grande di S. Marco, e nella facciata della
Chieſa di S. Gio: Criſoſtomo, parimente in quella di S. Maria Zobenico, e di S. Giuſtina: tutti queſti rimenati ſono, chi più, chi meno alterati, e moſtrano certa-
mente figura peſante molto più del ſemplice fronteſpicio; quindi il rimenato può ſol
tanto aver luogo nei piccioli ſpazj, che queſti non contano; in ſomma tutta la più
corretta Architettura conſiſte nel nobile e maeſtoſo, nel leggiero e gentile, e nel
forté, e ben piantato ſuo fondamento; vale a dire, ben regolato, e riſultante da
ragionevoli proporzioni.

Mi ſembra altresì molto a propoſito l’ aggiungere per ultimo eſemplare il nicchio
colla ſtatua, che ſi vede ſopra l’ Altare di Sant’ Ignazio nella Chieſa de’Geſuiti, dal

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