Full text: Gallaccini, Teofilo: Trattato sopra gli errori degli architetti

184. Proporzioni delle fineſtre, e niccbj ornati di colonne poſte ſopra modiglioni,
menſole, cartelle, o cornici.

Sono queſti gli eſemplari prima di tutto delle fineſtre colle colonne poſte fuori
del vivo, e piantate ſul falſo, come quelle, che ſono nel baſſo ſopra la facciata del-
la Scuola di San Fantino, quelle alla Scuola di San Teodoro, e quelle della facciata
della Chieſa di S. Antonio di Caſtello: e parimente quelle, che ſi veggiono ſopra
la facciata della Scuola grande di S. Rocco: quelle ſopra la facciata della Cappella di
S. Niccolò ſopra la Corte di Palazzo; e finalmente quelle ſopra la facciata della Chie-
ſa dello Spirito Santo. Queſte ſon tutte fineſtre ornate di colonne, parte di tutta
rotondità iſolate, altre di due terzi, ed altre quali più, quali meno; tutte però po-
ſte ſopra modiglioni, o menſole. Tutte le diviſate ſpecie di fineſtre, come ſi vede
nel ſottopoſto loro diſegno, moſtrano immediatamente la frivola loro ſuſſiſtenza, e
falſità, perchè ſon prive del vero e poſitivo loro fondamento di ſtabile piantazione; e tanto è vero, perchè reſtano eſpoſte ſenza ſuſſiſtenza, nè appoggiate ſopra il ſo-
do, e reale eſſer loro. Ciò non oſtante vi ſarà per avventura chi vorrà ſoſtenere in
contrario, affermando, che queſti penſieri furono eſeguiti da celebri Architetti, e
che queſti a petto a noi poſſon dirſi maeſtri; e che ſolo in oggi ſi ha il talento di
voler cenſurare le opere d’ Autori accreditati, che preſſo della gente ſono ſtimabili,
e pregiate. Riſponderei a ciò francamente, che le opere ſtimate, e degne d’ eſſere
conſiderate ſono quelle ſole, che non hanno verun difetto, nè vizio; e che ſe in
queſte ſi rilevaſſero coſe tali, che patentemente ſi conoſceſſero difettoſe, ſarebbe, e
ſarà ſempre bene il manifeſtarle, ed illuminare gli ſtudenti dell’Arte, perchè non
urtino in tali debolezze. Più che un uomo vive, trovaſi a portata di rilevare quel-
lo, che altro uomo non conobbe, forſe, perchè in certi tempi non fi oſſervava con
tanta eſattezza, o per dir meglio non ſi avevano tutte quelle nozioni, che ci ha
ſomminiſtrato l’eſperienza; ed è vero ciò, che dice il Palladio nel ſuo IV. Libro d’
Architettura a carte 64. , che eſſendo tutte le coſe umane in perpetuo moto, avvie-
ne, che ora aſcendano al ſommo della loro perfezione, ed ora piombino nel bara-
tro della loro più abjetta imperfezione. L’Architettura, dic’egli, ai tempi dei no-
ſtri Padri, ed Avi uſcita di quelle tenebre, nelle quali era ſtata lungamente come
ſepolta, comincia a farſi veder di nuovo nella luce del Mondo; imperciocchè ſotto
il Pontificato di Giulio II. Bramante, uomo eccellentiſſimo, fu il primo a porre in
luce la bella e buona Architettura, che dagli Antichi fino al ſuo tempo era ſtata
naſcoſa. Così io replico preſentemente: e ſe finora non ſi è più che tanto oſſerva-
to le irregolarità praticate nella retta Architettura, è venuto il tempo di riconoſcer-
le, e d’avvertire, che ſi ſchivino pel decoro d’eſſa Arte nobiliſſima. Così parimen-
te dobbiamo confermare, riſpetto ai nicchj ornati di colonne, le quali, o ſoſtengano
la cornice, fronteſpizio, o rimenato; oppure fiancheggino il nicchio ſteſſo, o in co-
lonne, o queſte appoggino ſul vivo, o molto più ſe ſien collocate ſopra modiglio-
ni, menſole, o cartelle, come ſon quelle, che ſon poſte negl’ intercolunnj della fac-
ciata della Chieſa di San Rocco: ſia pertanto o nell’una, o nell’ altra maniera, ſon
ſempre di proporzione ſregolata riſpetto alle ſteſſe ſtatue, le quali compariſcono me-
ſchine, ed impoveriſcono grandemente la nobiltà d’eſſa facciata; ovvero giungono
ad uniformarſi alla ſteſſa ſtatua; e ciò non corriſponde alla regolata armonica pro-
porzione, che detta la formale retta Architettura. Affinchè poi gli ſtudioſi reſtino
manifeſtamente perſuaſi, propongo gli eſemplari anche dei nicchj con inſieme le co-
lonne, e le ſtatue, non meno di quelle poſte ſul vivo, che di quelle poſte ſu i mo-
diglioni; e perchè da tutte queſte ben ponderate oſſervazioni poſſa ognuno reſtar
certificato, che l’Architettura non ammette arbitrj fuor di ragione, quelli cioè, i
quali, in vece d’ arricchirla, l’impoveriſcano aſſai, riducendola a ſtato di ſomma me-
ſchinità. Le colonne nell’ Architettura ſon quelle, che decorano, quelle che ſoſten-
gono, e quelle anche, che a foggia di pilaſtri fortificano le fabbriche: e queſte non
ſi debbon porre, ſe non ſe per magnificenza e decoro, nè mai uſarle per giocolini,
cioè, porne una grande, e accanto a queſta un’altra meſchina, quando ciò non foſ-
ſe per ſoſtenere qualche nobile arcata entro lo ſpazio di colonne maggiori, e che così
richiedeſſe il caſo della ſteſſa fabbrica: ma per adornar nicchj mancano forſe modi
d’arricchirgli fuori delle colonne? No certamente; anzi il nicchio ornato d’ un ſolo
riquadro, come appunto praticò l’ Amanati in un ſuo arco entro il Cortile del Pa-
lazzo del Mantova in Padova, di cui eſpongo il diſegno eſatto, fa a maraviglia be-

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