Full text: Gallaccini, Teofilo: Trattato sopra gli errori degli architetti

172. Depoſito del Sereniſſimo Principe Giovanni da Peſaro, in cui ſono oſſervabili i quattro
Mori con cuſcino ſulla teſta ſoſtenenti il maggior carico di tal Mauſoleo.

Pilaſtri della Cappella maggiore di s. Maria dei Miracoli
ſoſtentati dall’ improprietà d’un cuſcino.

Avendo fatta buona conſiderazione intorno ai peſi poſti ſul falſo, aggravanti le
ſoglie sì di porte, che di fineſtre, mi par dicevole l’oſſervare altresì un altro incon-
veniente e ſconſiderato errore patentiſſimo, che naſce dal non riflettere come ſi con-
viene, e dal non eſaminare, per ben regolarſi nel porre i peſi ſul forte, e ſopra tut-
to ciò, che rappreſenta forza non ſolo, ma eziandio di ſchivare tutto quello, che
moſtra poca ſuſſiſtenza. Oſſervo prima di tutto la figura dell’ arco della Cappella
maggiore della Chieſa dei Miracoli. Queſto è ſoſtentato da pilaſtri Corintj con corni-
ci, piediſtalli, e baſamenti, ornati di nobile lavoro; ma ciò, che ſa ſtupire, ſi è, che
al di ſotto del piediſtallo nel baſamento vi è ſtato poſto un finto cuſcino coniſuoi
frocchi ai cantoni, e ſopra queſto ripoſa tutto il peſo del grande arco. Ma ciò che
accreſce la maraviglia ſi è il vedere, come eſſo cuſcino nulla ſi riſenta del grave pe-
ſo, che l’opprime, ma ſtarſene in guiſa, che moſtra di non ſoſtenere coſa alcuna. In altra maniera poi vi è l’uſo di queſto ſcempiatiſſimo errore, ove ſono quei quat-
tro Mori, che ſoſtengono il gran cornicione Dorico con tutto l’ Ordine Jonico ſo-
prappoſto, ed il Trono nel ſoprannominato Depoſito, e ſi trova poſto nella Chieſa
dei Frari. Portano queſti Mori ſulla teſta un gran cuſcino, eſoſtenendolo colle brac-
cia, ſembra, che il medeſimo nulla regga, mentre eſſo cuſcino nulla ſi ſcompone,
nè moſtra d’acciaccarſi ſotto sì grave peſo, che gli è ſopra. Altre tre ſtatue ſi oſſer-
vano nella ſteſſa Chieſa poſte a ſoſtenere colle ſpalle tutto il Depoſito d’Aiviſe Mar-
cello preſſo alla Sagreſtia. Siſſate impropriſſime maniere vengono praticate ſoltanto
da coloro, che credono lecito in qualunque luogo l’uſo delle Cariate, come vedeſi
ancora nella facciata della Chieſa dello Spedaletto, ove ſono due pellegrini in com
pagnia di due altri facchini, che ſoſtentano colle ſpalle, e colle braccia l’ orribil pe-
ſo del cornicione, e dell’ Attico, che ſopra gli carica. Sconcia figura ſi è queſta,
che non potrà convenire alla ſoda Architettura giammai; poichè gli uomini non ſo-
no pietre inſtancabili, ma deboli sì, che a lungo andare non poſſon reggere ſotto
un enorme peſo; e la ſteſſa ragione corre pure per i Termini, o Tritoni, i quali ſo-
no aggiunte poſticce, ſiccome nota il Galaccini. Vero ſi è, che le Cariate preſſo gli
Antichi furon poſte in figura di ſchiavi condannati alla fatica, ma ſoltanto in quei
luoghi, ne’quali poteſſero far figura da ſuſſiſtere, e niente più; come ſarebbe, a ca-
gion d’ eſempio, per ornare una porta, o un cammino, od alcun’altra coſa indiffe-
rente, che non ſia di grave peſo, e che non teneſſero impegno d’alcuna legatura
di fabbrica formale, poichè per poca poſſono naturalmente reggere. Di queſte ſe ne
veggiono alla porta d’ingreſſo alla Libreria pubblica; come anche nel cammino del
Collegio; ed i Termini poſti all’ingreſſo della Zecca, poſtivi ſolo per ornamento,
benchè ſoſtengano cornice; e parimente quei quattro, che ſoſtengono la Cantoria
dell’Organo in San Stefano, non già per forza di ſuſſiſtenza, poichè non vi è alcu-
na ragione naturale. Laonde ſarà indubitato, che il prudente Architetto, benchè
ſappiaſi, che in alcun tempo ſiano ſtate praticate tali coſe, dee tuttavolta laſciarle
da parte, e valerſi ſoltanto di quello, che detta la ragione, e le leggi dell’ ottima
perfezione dell’ Arte.

Per dare un’adeguata contezza di queſte Cariate, non ſarà male il ſaperne l’ori-
gine. Vengono queſte dalla Città di Caria nella Morea, che ſi unì con i Perſiani
contro la Grecia. Reſtati i Greci vittorioſi diſtruſſero queſta Città, e portarono in
trionfo le ſole Matrone, trucidando tutti gli uomini. Gli Architetti di quel tempo
poſero le immagini loro in diſprezzo a ſoſtenere i peſi in vece di colonne.

In ſimil guiſa i Lacedemoni avendo vinti i Perſiani, col danaro ritratto dalla pre-
da fabbricarono per trofeo della vittoria il Portico Perſiano, e vi poſero i ſimolacri
dei Perſiani coll’abito loro per ſoſtentarne il tetto, gaſtigato avendo con tal diſpre-
gio la loro ſuperbia. Quindi cominciarono introdurſi le ſtatue Perſiane in vece di
colonne per ſoſtenere le cornici, ed altri ornamenti.

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