Full text: Gallaccini, Teofilo: Trattato sopra gli errori degli architetti

127. Altar Maggiore della Chieſa di San Luca nuovamente rifatto.

Se abbiamo ſcoperti degli errori nell’Altar Maggiore della Chieſa di San Luca com’
era prima, certamente nel nuovo non poſſiamo dare la noſtra approvazione. L’Ar-
chitetto, che n’ebbe l’incarico, ſi ſtudiò di farlo ſpiccare maggiormente in maeſtà; ma s’ingannò a partito. Primieramente nel piantarlo s’avvisò d’appoggiarlo ſul pie-
diſtallo dei pilaſtri d’Ordine Ionico, che girano intorno a tutta la Chieſa, e ſopra
queſto poſe un regolone, e ſopr’eſſo il piediſtallo delle colonne Corintie. Fin qui
vi ſi oſſervano tre innalzamenti per piantarvi le colonne, e ſormar l’Altare. Si trat-
terà di ſimigliante abuſo, e incoerenza a ſuo luogo, ove cioè faremo rilevare l’uſo
ſuperfluo dei piediſtalli replicati. Tanto adunque ſi alza il macchinoſo Altare, che
colla ſua cima ſorpaſſa la cornice della ſteſſa Chieſa. Sconcerto, e diſordine di diſu-
guaglianza, ſenza alcuna proporzione di corriſpondenza armonica. Queſto Altare
riempie quaſi tutta la Cappella, ed è d’Ordine Corintio. Le ſue colonne ſono me-
ſchine; e l’Architetto primo per prolungarle v’aggiunſe il peſo ſopra la baſe, pre-
tendendo così d’imitare il Palladio nelle dieci colonne, che prolungò in S. Giorgio
Maggiore, come dicemmo. Sono pure del vecchio Altare le cornici con li due mo-
diglioni per colonna. L’aggiunta poi dell’aletta di dentro in faccia alla ſoazza della
palla non ſa vederſi la ragione, per cui debba ſervire, ſe non ſe quella di poter ſo-
ſtenere il catino, e l’onde del medeſimo di ſotto al peſante rimenato maſſarino,
che s’alza fuori di ſua competente altezza, a motivo del diſordine nella partizione
dei ſuoi modiglioni, dei quali i primi ſono aſſai diſtanti l’uno dall’altro; e gli al-
tri, che ſeguitano, più vicini: edi quella peſantiſſima ſerraglia altro non può dirſi,
ſe non che rappreſenti una creſta, ovvero un fagotto aggruppato, non già ſerraglia
adeguata, che adorni. Dirò di più, che un rimenato così eſeguito rappreſenta una
ſcuſſia alla Tedeſca peſante, e ſgarbata, fuori totalmente dell’ordine di buona Archi-
tettura, non uſata mai da alcuno antico buono Architetto, ſendo più Teatrale, che
ſoſtanziale. La ſoazza parimente, che circonda la palla in larghezza quaſi delle ſteſſ [?] e
colonne; come anche le zanche peſanti, sì al ſito d’impoſte, che di ſotto, non ſer-
vono, che a maggiormente ingoffire, e rendere il ſito più largo del convenevole. Quanto meglio avrebbe fatto, ſe aveſſe ingentilita per la metà la detta ſoazza, e di
quel di più poſto l’aletta anche al di fuori; e così ſarebbe riuſcita di più avvenen-
za, e leggerezza! E chi non ſa, che tutte le regolate aperture non debbono ecceder
meno dei due quadrati? E ſe alcuna coſa di più ſi fanno, ſi fanno a norma degli
Ordini dell’Architettura medeſima, e fanno ſempre bene. Certamente in queſta
apertura non vi ſi rileva una tal proporzione; ma per lo contrario compariſce toz-
za, e goffiſſima. Mi fa gran maraviglia il veder praticarſi ciò nell’Ordine più gen-
tile, e grazioſo, quale ſi è il Corintio, che vuolſi porre al paro del più ſemplice, e
ſchietto, quale è il Toſcano, nel quale facendo aperture per uſo di campagna, ove
debbonſi introdurre carra cariche di fieno, o d’altro, ſi tengono eſſe aperture como-
de, e vi ſi pongono per tale effetto gli architravi di legno. Ella è una vergogna
de’noſtri giorni il non conſiderarſi punto le convenienze de’riſpettivi Ordini, nè il
vero modo d’eſeguirgli.

Dopo d’aver diligentemente eſaminato l’Architettura del nuovo Altar Maggiore
eretto nella Chieſa di S. Luca, a confronto del vecchio, che era molto diſordinato e
ſcompoſto, mi fo ora ad oſſervare con iſtupore la preteſa del ſuo regolamento, che
non dimoſtra alcun riſtauro coerente a quanto richiede la perſetta Architettura: ed
avendo anche in queſto ſcoperti errori ſingolari di gran momento riſpetto all’uſo d’
eſſa Architettura, mi convien dire ciò, che è di ragione, per ridurre la medeſima
alla più purgata maniera Greca, e Romana antica. Non pretendo riſcuotere da queſto
Altare ciò, che vuole ed eſige l’ottima perſezione; ma per lo meno ciò, che è ne-
ceſſario pel ſuo decoro, e gentilezza. Quindi a confronto di quello già eſeguito dal
noſtro novello Architetto pongo il mio penſiero, il quale non ſi oppone totalmente
all’eſeguito; ma eſpoſto con quella maniera regolata, che più appagar poſta chi oſ-
ſerva, ed è pratico della buona foggia, che dee praticarſi, nelle giuſte riſpettive
proporzioni, e miſure, rileverà toſto la verità di quanto propongo, vale a dire,
che l’Architettura dee eſſer più perſetta che ſia poſſibile nelle ſue parti, e che non
dee alterarſi, nè trarſi fuori del ragionevole ſuo eſſere; di modo che ſe la differen-
za conſiſte nel darle maggior grazia e gentilezza, sì di membri nelle cornici, che
di ſcamili per gl’innalzamenti delle colonne, quando queſti ſieno neceſſarj, e ade-

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