Full text: Gallaccini, Teofilo: Trattato sopra gli errori degli architetti

66. Una delle due picciole Porte poſte ſopra la facciata di San Pietro di Roma.

Picciola porta è queſta di meſchino ornamento poſta accanto alle tre maggiori
nella facciata di San Pietro fra gl’intercolunnj delle colonne principali, della quale,
come altresì delle fineſtre, ragiona il Galaccini a carte 76. e 77. E di vero com-
pariſce queſta porta più nicchia per una Statua, che porta d’un Tempio sì magni-
fico, e grande. Ella è gretta, e meſchiniſſima. Il ſolo vederla così piena di bagat-
telle, con iſconcia ſerraglia, e povera faſcia nell’arco, e ſenza impoſte, affatto pri-
va di quei requiſiti, che in quel ſito le converrebbero, fa giudicare, che meglio aſſai
ſtato ſarebbe il non porvela, mentre non corriſponde in parte menoma colle altre,
nè coll’ Architettura di tutto l’intiero compleſſo. Errori ſon queſti, che moſtrano l’
Architetto digiuniſſimo di quella cognizione, che è neceſſaria per rettamente operare.

67. Porta entro la Baſilica Vaticana.

Offervabile ſi è pure queſta porta per l’errore, che vi ſi rileva, ed è, che ſoſtie-
ne tutto il peſo della ſopraccornice in falſo, cioè, a ridoſſo della propria ſoglia, re-
ſtando la medeſima caricata oltre il dovere, e peſante anche per la ſua figura, la
quale appariſce dalla ſiniſtra medeſima, che lo alza ſopra il vano. E’ veramente
coſa da ſtordirſi il veder fare così reo uſo di quell’ Architettura, che quello ſoltanto
approva, che è ragionevole, e rigetta ciò, che è lontano dal vero, e perciò difet-
toſo, e mancante.

68. Porta della Chieſa del Collegio di Propaganda Fide.

Non ſi può mai dire a baſtanza, quanto grande ſia l’errore di tagliar la propria
ſoglia con menſole, non potendo queſta mai eſſer tagliata, per non contraſtarle la
ſua forza naturale; e tanto più, che la medeſima reſta aggravata dal peſo della pro-
pria cima, che le ſta al di ſopra con fronteſpizio, oltre l’ arme, e i feſtoni, coſe
tutte, che maggiormente l’opprimono. Tutto quello poi, che appariſce ornamento,
quì non fa il ſuo effetto, ma produce piuttoſto carico, e peſo. ( Anche le ſiniſtre
ne’ fianchi ſono ſtrette dai riquadri dei pilaſtri, che loro ſtanno appreſſo, ſenza ſa-
pere ove abbiano a terminare ). Bella coſa in vero operar ſenza ragione, e porre
ſoltanto la rama d’ olivo, od altra coſa attaccata al cartoccio, per occupare il vano,
e così confondere il termine dei medeſimi pilaſtri!

69. Porta principale dentro la Sala del medeſimo Collegio.

Dee dirſi anche di queſta porta, che trovaſi pure aggravata ſopra la ſoglia in buo-
na parte, e di peſantiſſima apparenza, oſſervandoſi nel rimenato la menſola grande
non leggiera, con le alette leſenate nei fianchi, dove termina la chiocciola del goc-
ciolatojo, ed appreſſo i due ſporgimenti di cornici, che compariſcono circolari, con
i [?] ſcannellature, e goccie al di ſotto: coſe tutte, che non reggono ſecondo il dovere
dell’Arte: ma ſono fantaſie mere ſognate. Oſſervo eziandio eſſer con frequenza pra-
ticato l’uſo dei Serafini così ingombrati nelle loro ale, i quali, in vece d’ apportar
leggerezza, moſtrano per lo contrario peſo, e goffezza. Ciò, che oſſervo in queſta
porta, ſi rileva in altre moltiſſime in Roma. Non ſi creda però, ch’ io ſia per con-
dannare l’uſo di tali Serafini; anzi aſſeriſco, che vanno beniſſimo, allorchè vengan
poſti ne’ luoghi, e colle funzioni ad eſſi ſpettanti, decoroſamente; ma non poſſo
mai approvar la maniera, colla quale veggogli sì ſovente meſſi in opera.

70. Fineſtre nel ſecond’ Ordine della facciata dello ſteſſo Collegio.

Fra tutte le ſopraffineſtre di ſconcia figura, che ſi oſſervano nella facciata di que-
ſto Collegio, la preſente ſi diſtingue, che in ſe nulla ha di buono, e di bello. Servirà il ſolo oſſervar la ſua forma, come è compoſta, e nel vedere que’ due cir-
coli cantonali poſtivi per accreſcerle gentilezza ( così almeno dee congetturarſi che
abbia creduto l’Architetto ) i quali girando nella coda all’ insù, ſi portano a ſoſte-
nere il proprio fronteſpizio, quando queſto ad altro non ſerve, che ad aggravare la
ſteſſa ſoglia, formando in tal modo una figura goffa, e niente leggiera. Di tali ſtra-
vaganze è piena tutta Roma.

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