Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

DELLA ARCHITETTVRA ſia, ma alzano ſopra di eſſa inconſideratamente altiſsime muraglie, & ꝑ auidita
dello ſpẽdere manco, gettano uia, & perdono dipoi tutta la muraglia: bene adũ
que ſieno auuertiti, che la prima coſa cauino i Pozzi, & queſto sì ꝑ l'altre coſe, sì
ancora perche e' ſi. uegga manifeſto, qual ſia ogni filone del terreno atto a reg-
gere gli edificij, o a rouinare; Aggiuntoci che & trouata l'acqua, & quello che di
eſsi ſi cauerà, giouerà molto alle commodità di fare molte coſe. Agiũtoci anco-
ra; ch'aperta di quì tale riſpiratione arreccherà all'ediſicio fermezza ſicura, & da
non eſſere offeſa dalle eſalationi di ſotterra. Per tãto o ꝑ il fare d'un pozzo, o
di una citerna, o fogna, o qual'altra foſſa tu ti uoglia, conoſciuti i filoni, che ſotto
terra ſi naſcondono, ſi debbe eleggere quello che ſia cõmodiſsimo piu che gli al
tri, alquale tu debba fidare l'opera tua. Et ne luoghi aperti, & in qualunche altro
luogo, donde l'acqua ſcorrendo poſſa ſmuouere, & portar uia alcuna coſa, ti gio
uera certo molto il farui una profondiſsima foſſa. Et che per la cõtinouatione
aſsidua delle pioggie, eſsi monti ſi dilauino, & ſieno roſi dalle acque, & ſi conſu-
mino l'uno dì piu che l'altro, ne fanno fede le Cauerne, & gli ſcogli, che ſi ueggo
no di giorno in giorno piu eſpeditamente, iquali per eſſerui prima interpoſto il
monte, non ſi ſcorgeuano. Monte Morello, che è ſopra Firẽze, a tẽpi de noſtri
padri, era uerde ꝑ l'abbondanza di molti Abeti, & hora è rimaſto ſpogliato, & aſpro, s'io non m'inganno, per le dilauationi dell'acque. Ne ſiti a pendio co-
mandaua Iunio Columella, che noi cominciaſsimo i fondamenti dalla parte di
ſotto, & dal luogo piu baſſo, ſauiamente certo: Percioche oltra che le coſe gitta-
teui, & murateui, ſtarãno ſempre ſalde, & ſtabili ne luoghi loro, reſiſteranno co-
me un gagliardo pignone cõtro a quelle coſe, lequali ſe dipoi ti piaceſsi d'accre
ſcere l'edificio, s'applicherãno alla parte di ſopra. Accaderatti ancora che forſe
quei difetti, che ſogliono alcuna uolta ſeguire in sì fatti cauamẽti, ꝑ l'aprirſi del
terreno, o ꝑ lo ſmottare, nõ ti fiano aſcoſi, & non ti nocerãno. Ne luoghi palu-
doſi, biſogna fare le ſoſſe larghe, & biſogna affortificare le Spõde di quà, & di là
delle foſſe, con pali, cõ graticci, cõ tauole, con Alga, & cõ fango, accioche non ui
ſcorra acqua. Dipoi ſi debbe attignere, & cauarne l'acque, ſe infra dette arma-
dure ne fuſſero. Debbeſene cauare ancora la rena, & nettare bẽ dẽtro nel fon
do il fangoſo letto, ſino a tanto, che tu truoui da fermare il piede ſopra il ſodo. Nel terreno, che tiene di ſabbione, ſi debbe ſare il medeſimo, inſino a tanto che
ricerca il biſogno. Oltra queſto ogni piano di qualũche foſſa, ſi debbe ſpianare
nel ſondo a piano, accio non penda in luogo alcuno, d'alcuna delle bãde, & che
le coſe, che ui s'hanno a por ſopra, ſieno bilanciate di uguali peſi. Hanno le coſe
graui per loro naturale inſtinto d'aggrauare ſempre, & premere i luoghi piu baſ
ſi. Sõci ancora quelle coſe, che ci comãdano che ſi facciano circa alle muraglie
in Acqua, ma ſi appartẽgono piu al modo del murare, che a quello del ſare i fon
damẽti, e' comandano certamẽte, ch“e” ſi faccia queſto, cioè ch'abrõzate le pũte,
di molti pali, & di molte ꝑtiche, ſi ficchino capo piede, accioche la pianta di que
ſta opera ſia il doppio piu larga, che non debbe eſſere il muro, & i pali ſieno lun
ghi non punto mãco, che l'ottaua parte dell'altezza del futuro muro, & ſieno in
modo groſsi, che corriſpõdino alla duodecima parte, & non mãco della loro luu
ghezza. Finalmẽte cõficchinſi tãto ſpeſsi, ch“e” nõ ui reſti piu luogo alcuno, do-

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