Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

LIBRO DECIMO. uano piu a ciaſcun biſogno. Teofraſto diceua che quanto l’acqua era piu fred-
da, tanto era migliore alle piante, & che la fangoſa, & torbidiccia, quella maſsi-
mo, che ſcorre da terreno fertile rende il terreno piu gagliardo. I cauagli non
ſi dilettano diacque puriſsime, & ingraſſano per le acque, che tẽghino di Mu-
ſtio, & tiepide. i Purgatori ſtimano aſſai le acque crudiſsime. Truouo che i Fiſici
dicono che la neceſsità delle acque per mantenere la uita, & la ſanità de gli huo
mini è di due ſorti; vna che eſtingua la ſete, & l’altra che come carro porti i
nutrimenti nelle vene de cibi che ſaranno con eſſa cotti, acciò purificato quiui,
& cotto il ſugo di quelli, lo applichi alle mẽbra. Et dicono che la ſete è un certo
deſiderio, che ſi hà principalmẽte dello humore freddo; & pẽſano che le acque
fredde, & maſsimo doppo cena, a quelli che ſono ſani ingagliardiſchino lo ſto-
maco, ma quelle che ſono alquanto troppo fredde a quei che ſi ſentano ancor
bene induchino ſtupore, percuotino ſpeſſo le inteſtine, ſcuotino i nerui, & cõ
la crudezza loro ſpenghino quella virtù, che cuo ceil cibo nello ſtomaco. Il Fiu
me Oxo per eſſer ſempre torbido perciò non è ſano a berne. Gli habitatori di
Roma sì per la ſpeſſa mutatione dell’aria, sì per i vapori notturni del fiume, sì
ancora per i uenti, che vi traggono dopo mezo dì, ſono occupati da graue feb-
bre. Percioche queſti venti nella eſtate ſu la nona hora del giorno, nella quale
i corpi ſentono il gran caldo, tirano freddi, & fanno oſtupefattioni nelle uene. Ma al parer mio, & le febbre, & la maggior parte di tutte le infirmità cattiue in
gran parte naſcono da le acque del Teuere, beute da la maggior parte ſempre
quaſi torbidiccie. Nè ſia fuor di propoſito che i Medici antichi nel curare le feb
bre Romaneſche, ne comandano che noi vſiamo lo Aceto ſquillitico & gli In-
ciſiui. Torno a propoſito. Andiamo inueſtigando una Acqua, che ſia ottima. Celſo Fiſico diſſe queſto delle Acque, che la piouana era leggeriſsima, nel ſecõ-
do luogo poi era quella delle Fontane, nel terzo quella de Fiumi, nel quarto,
quella de pozzi, nel quinto, & ultimo luogo quella che ſi liquefaceua, o della
Neue, o del Diaccio. Piu graue di neſſuna di queſte era quella del lago, & la peſ-
ſima ſopra tutte l’altre quella delle paludi. La città di Mazzara ſotto il Monte
Argo abonda di buone acque, ma perche la ſtate elle non hanno doueſcorrere
diuentano mal ſane, & peſtifere. Tutti queſti, che ſanno ſono di queſto parere,
che e’ dicono che l’acqua di ſua natura è un corpo non meſcolato, & ſemplice,
che ha in ſe & frigidità, & humidità. Diremo dunque eſſer ottima quella che nõ
ſia punto aliena, & deprauata da la Natura di ſe ſteſſa. Perilche ſe ella nõ ſarà pu
riſsima, e netta da ogni meſtione, & da ogni ſapore, & da ogni difetto d’odore,
ſenza dubbio ella nocerà molto alla ſalute, faccendo oſtupefationi come e’ di-
cono per i pori intrinſechi delli Inteſtini riẽpiendo o riſtucãdo le vene, & riſer-
rando, & ſuffocando gli ſpiriti, miniſtri della vita. Et di quì a uiene che e’ dico-
no che la pioggia quando ella è minuta di vapori ſotilliſsimi, è la migliore che
ſia di tutte, pur che ella non habbia quel’difetto che ſerbata, facilmente ſi cor-
rompa, & puzzi, & diuentata piu graſſa induca durezze ne corpi. Hanno det-
to alcuni che queſto auiene perche elle ſono attinte da nugoli di troppo varie
& diuerſe meſcolanze d’acque inſieme, non altrimenti che interuiene del Ma-
re, nelqualesbocca, & ſi aduna ogni ſorte di acque & che e’ non è coſa neſſuna

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