Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

DELLA ARCHITETTVRA delli animali ſentiamo che ſanno di quello odore, di che è quel tal corpo, cio è
che di un corpo peſtilente ne eſce puzzo peſtiſero, & di vn corpo odoroſo ne
cſce ſuaue, & ſimili. Alcuna uolta ancora ſi vede che accade manifeſtamẽte,
che quel’ſudore, & quel vapore, che in quanto a ſe non è moleſto di ſua natura,
nondimeno per il ſudiciume delle veſti inſettato ſpuzza. Coſi interuiene
nella terra. # Percioche quella campagna, che nõ ſarà ben coperta di acqua, & ne ancora aſciutta a baſtanza, ma quaſi come un loto, & vna fanghiglia, queſta
certo per piu cagioni eſalerà fiati nociui, & inſetti; & ſaccia queſto a noſtro pro
poſito, che doue noi ſentiamo il Mare proſondo vi trouiamo le acque fredde, & doue non è molto fondo le trouiamo tiepide, & dicono, che cio accade perche
i raggi del Sole non poſſono penetrare, ne paſſare ſino al fondo, & ſi come ſe tu
metteſsi un ſerro rouente, & ben candito nell’olio, & quello olio fuſſe poco, ſu-
bito ecciterebbe fumi forti & torbidi, Ma ſe vi ſarà aſſai olio che ſoprauanzi al
ferro ſpegner à ſubito quel calore, & non farà fumo alcuno. Ma tratteremo di
queſte coſe con quella breuità, che noi habbiamo incominciato. Eſſendo ſtata
riſecca vna palude intorno a vna certa terra, & eſſendo per tal conto ſucceſſa la
peſte, ſcriue Seruio, che andorno a chiederne conſiglio ad Appolline, & che
gli riſpoſe che la ſeccasſino affatto. Vicino a Tempe vi era vno ſtagno d’acqua
molto largo, & Hercole ſattoui vna ſoſſa lo ſeccò. Et ſeccò anco la Hidra dal
qual luogo, i rompimenti delle acque guaſtauano la Città propinqua come e’
dicono; onde auuenne che conſumato lo humore ſuperfluo, & ſatto diueni-
re il terreno ſodo, & aſciutto leuarono uia i riui delle acque ſopr’abbondan-
ti. # Gia il Nilo eſſendo vna fiata creſciuto molto piu che non era ſuo ſoli-
to, donde oltre al fango reſtarono molti, & varij animali, cheraſciuttoſi poi il
terreno ſi corroppono; fù cagione che di poi ſucceſſe vna grandiſsima peſte.

La Città Mazzara preſſo al Monte Argeo dice Strabone abbonda di buone
acque, ma ſe la ſtate elle non banno donde ſcorrere, vi ſanno vna Aria mal
ſana, & peſtilente. # Oltra di queſto in Libia uerſo ſettentrione ſi come in
Ethiophia ancora non pioue, onde i laghi ſpeſſo diuentano per il ſecco fan-
goſi, & perciò abbonda ella duna moltitudine di animali nati di corruttio-
ne, & maſsimo di gran copia di locuſte contro a ſi fatti ſetori, & puzzo ſi cru-
dele, l’un rimedio, & l’altro di Hercole, ſaranno commodi faccendovi vna
foſla, accioche per il fermaruiſi de le acque, non vi diuenti il terreno fango-
ſo, & di poi ſi apra la regione a Soli, & coſi fatti credian noi che fuſsino i fuo-
chi di Hercole, & gioua aſſai riempierui di ſaſsi, di Terra; Ma in che modo
tu poſſa facilmente riempiere vno ſtagno concauo, di Rena del fiume lo dire-
mo a luogo ſuo. # Diceua Strabone che a ſuo tempo la Città di Rauenna per
eſſere inondata da aſſai Mare, era ſolita a ſentire fiati puzzolenti, nondimeno,
la Aria non vi era cattiua, & ſi marauigliano onde queſto accaggia ſe già non
auiene per quello, che e’dicono, che accade alla Città di Venetia, che per agi-
taruiſi ſempre le paludi da i Venti, & dal ſiotto della Marina, non ſi quietano
mai. # Simile a queſta ancota dicono che fù Aleſſandria. # Ma la State i cre-
ſcimenti del Nilo, ne hanno di quel luogo leuato tal difetto. # Siamo adunque
auuertiti dalla Natura di quello che habbiamo a fare, Concioſia che e’ ſa-

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