Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

Romul’ tu primo allor’, di cure empieſti
# Igiuochi, ch’e’l Sabin’le ſiglie uide,
# A i uedoui Roman gioconda preda. # Non ornaua Theatro ancora il Marmo
# Neuela ombra faceali: ei ſuoi ſuggiſti
# Non ſacea roßitemperato Croeo. # Iui eran’ frondi ſolo; e’n quella giuſa
# Che ſemplici l’hauea prodotte il boſco; # Era ſenz’arte ancor’ fatta la ſcena
# Sedeua il popol’ ſopra i gradi fatti
# Di uerdi Ceſpi, & difendea dal Sole
# L’aſpro capel’, con qual’ ſi uoglia fronde.

118.1.

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Dicono nientedimanco che Iolao figliuolo di Ipſicleo fu il primo che nella
Iſola di Sardigna ordinaſſe gradi da ſedere, quando e’ riceuè le Teſpiade da
Ercole. Ma da prima anticamente ſi faceuano i Teatri dilegno. # Anzi bia-
ſimarono Pompeio, perche egli haueua fatti i gradi dello ſpettacolo fermi, & non da poterſi leuare, come prima era l’uſanza. Dipoi venne la coſa a tan-
to che dentro alla città di Roma erano tre grandiſsimi Teatri, & Amfiteatri
infiniti; & quello ancora che era capaciſsimo di meglio che di dugento mi-
la perſone; & quel’luogo che e’ chiamauano Cerchio maſsimo, i quali tutti
erano fatti di pietre riquadrate, & addornati di colonne di marmo. Oltre a
che non contenti di ſi fatte coſe, feciono ancora ſpettacoli per attempo pieni
di marmi, & di uetri, & di vna in finita moltitudine di Statue; il maggiore ſpet-
tacolo inſino in quei tempi & piu di tutti gli altri capaciſsimo, arſe a Piacentia
città di Lombardia per la guerra di Ottauiano. Ma di queſti ſia detto a baſtan-
za. # De gli ſpettacoli ne ſono alcuni buoni per la quiete, & per l’ocio, & al-
cuni per le faccende. # A quelli che ſon’buoni per l’ocio, ſi confanno bene i
Poeti, i Muſici, & li Iſtrioni che dilettano; ma a quelli che ſi aſpettano alle co-
ſe da guerra, ſi conſà il giucare alle braccia, il far alle pugna, lo ſchermire, l’eſ-
ſercitarſi nel tirare, il correre, & ſe alcuno altro giuoco o eſſercitio d’arme ſi
truoua ſimile a queſti. Le quali coſe Platone voleua che ogni anno ſi facesſi-
no, percioche giouauano molto alla ſalute & allo ornamento della città. & hanno queſti biſogno di varie ſorti di edificij, & per ciò hanno ancora varij
nomi. Concioſia che eſſendone alcuni ne quali ſi eſſercitano i Poeti Comici
& i Tragici, & ſimili; queſti per amore della degnità loro gli chiameremo
Teatri. Ma quegli altri doue la Giouentù Nobile ſi eſſercitera correndo
con carrette di duoi, & di quattro Caualli ſi chiameranno Cerchi. Gli altri
finalmente ne quali rinchiuſeui le fiere ſi faranno caccie, chiameremo Amſi-
teatri. Quaſi tutti gli ſpettacoli vanno immitando vn’campo d’arme, che meſ-
ſoſi in ordinanza da duoi corni, voglia venire alle mani. Et ſon fatti prima
d’una piazza nella quale i deſtinati per il giuoco o ſchermidori, o carrette, & ſimili ſi habbino ad eſercitare, dipoi di Gradi atorno ſu per i quali ſegghino
gli ſpettatori, ma ſono diſsimili, & differenti del diſegno della piazza, percio-
che di queſti, quelli che hanno la forma quaſi ſimile a vna Luna che già comin-
cia ad inuecchiare ſon’chianiati Theatri; ma quando e’ſi diſtendeſsino con le

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