Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

LIBRO PRIMO. condoi Filoſofi è tutto angolo. Il ſito dipoi ſarà, ò in piano, ò in coſta ò in ci-
ma de monti: ſe ſarà in piano e’ biſogna alzarti da terra, & far quaſi che un poget
to: percioche oltra che queſto ſito in piano ſi conuien molto alla dignità, ſe tu
non lo farai, te ne reſulterãno incommodità grandiſsime. Perche lo allagar de
fiumi, & le pioggie ſogliono ne luoghi piani arrecar fango: onde accade che eſſo
terreno ſi va a poco a poco inalzando, oltre che ſe per negligẽtia de gli huomini,
non ſono portati viai calcinacci, & le ribaldarie che tutto il giorno ſi laſciano, i
piani facilmente ſi inalzano. Frontino vſaua dire, che Roma à tempi ſuoi ſi era
alzata di colli, per le continue arſioni. Ma noi veggiamo quella medeſima in
queſti tempi eſſer quaſi tutta ſotterrata, dalle rouine, & dalle ribalderie. Io ho
viſto nel ducato di Spuleto vno antico tempietto poſto in piano ſotterrato pure
in gran parte, per lo alzaruiſi c’ha ſatto il terreno: diſtẽdendoſi quella pianura in-
ſino ſotto i monti. Ma à che racconto io quelle coſe che ſono ſotto i monti? Lungo le mura di Rauenna quel nobile tempietto che ha per tetto vna tazza di
pietra di un pezzo ſolo ancor che e’ ſia vicino al Mare, & aſſai lontano da mõti, è
ſotterrato piu che la quarta parte del terreno per l’ingiuria de tẽpi. Ma quãto
queſto poggetto debba eſſer alto à ciaſcuna pianta ſi dirà al ſuo luogo: quãdo nõ
ſommariamente come quì, ma piu diſtintamente di ciò tratteremo. Debbe
certo ciaſcun ſito eſſer fatto, ò dalla natura, ò dall’arte ſaldiſsimo. Et però io pẽ
ſo che ſi debba primieramente fare à modo di coloro: che ne ammoniſcano che
noi eſaminiamo con vna, ò piu foſſe lontana l’una dalla altra quanto vaglia, ò ſia
buono, il terreno con l’eſſere ſpeſſo, ò raro, ò tenero à reggere il peſo della mu-
raglia. Perciocheſe ella ſi porrà in ſpiaggia ſi debbe auuertire, che le parti di
ſopra cõ lo aggrauare non ſpinghino: ò che le parti di ſotto, ſe per ſorte ſi moueſ-
ſero, non ſi tirino l’altre adoſſo. Io vorrei che queſta parte dello edificio, c’ha
à eſſere baſa à tutta la opera fuſsi fermiſsima, & da tutte le parti grandemente af-
fortificata. Se il ſito ſarànella ſommità di vn monte, ò egli vi ſi douerà hauer
ad alzare da qualche banda, ò vero ſpianando la punta del monte, ſi harà à pa-
reggiare. Quì è da conſiderare, che noi douiamo eleggere di far quello, (ha-
uendo pur riſpetto alla dignità,) che ſi poſsi fare cõ manco, & piu modeſta ſpe-
ſa & fatica, che ſia poſsibile. Forſe farà à propoſito ſpianare vna parte della
cima, & vna parte del pendio allargandolo accreſcere. Per ilche fu molto ſa-
uio quello Architettore, chi egli ſi foſſe, che diede perfettione ad Alatro, Cit-
tà di campagna di Roma poſta inſul ſaſſoſo monte. Percioche egli procurò
che la baſe ò della fortezza, ò del tempio, la quale hoggi ſola vi ſi vede, eſſendo
rouinati tutti gli altri edificij che vi erano, fuſſe murata, & affortificata di ſot-
to con i pezzami sfeſsi, & ſtacchati dallo ſpianato della cima del monte. Et è
in queſta opera quel che io lodo grandemente: ciò è che egli poſe lo angolo
della pianta da quel lato, onde il monte pende piu repente, & affortificò quel-
lo angolo con grandiſsimi pezzami ammaſſati l’uno ſopra l’altro, de i frammen-
ti oltra modo grandi, & operò nel congiugnere le pietre con modeſta ſpeſa, che
lo edificio appariſſe ornato. Piacquemi ancora il conſiglio di quello Archi-
tettore, che non hauendo pietre à baſtanza, fece per reggere il peſo del mon-
te, vna ſcarpa di ſpeſsi mezi cerchi, mettendo il dorſo delle linee torte, entro

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