Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

LIBRO SETTIMO. abondantia. Sonci alcune altre ſorte di adornamenti non ſtabili con iquali ſi
adorna & honora il ſacrificio. Soncene ancora di quelli con iquali ſi adorn a
ancora il Tempio, l'ordine de' quali ſi appartiene a l'architettore, Et ſi cerca qual
ſia piu bella coſa di tutte queſte, o un luogo doue concorrino molte ſtrade, pie-
no di una ſcherzante giouentù, o un Mare pieno di Nauilij, o una campagna pie-
na di ſoldati armati, & di inſegne uincitrici, o una piazza piena di uecchi padri
togati & ſimili, o un tempio lieto per la quantità & allegrezza di molti lunii. Ma io certo uorrei che nel Tempio i lumi hauesſino una certa maieſtà, laquale
in queſte piccole ſcintille de lumi, che hoggidì noi uſiam o non ſi ritruoua. Ha-
ranno certo gran leggia dria, io non lo niego, ſe ſi accommoderanno con qual-
che ordine di linee, ſe la lampane ſi diſtenderanno ſecondo gli ordini dele cor-
nici. Ma a me piaceuano aſſai gli antichi, che ſopra i candellieri metteuano al-
cune baccinelle alquanto grandotte piene di odorifere fiamme. Diuideuano
in ſette parti la lunghezza de candellieri, due de lequali ne aſſegnauano a la ba-
ſa, & era la baſa triangolare piu lunga che larga * [?] & da piede era piu larga che da
capo * [?] il fuſo del candelliere ſi rizza in alto con uaſi ſtrozzati nel collo poſti l'u-
no ſopra l'altro, & in cima ui ſi metteua una tazza concaua piena di gomme & di
legni odoriferi, Trouaſi ſcritto quanto balſamo per ordine del principe ſi ardeſ-
ſe per ciaſcun giorno ſolenne in Roma ne le chieſe principali a ſpeſe del publi-
co, che furono libre cinquecento ottanta. Et queſto baſti de Candellieri. Hora uegniamo a le altre coſe, con lequali ſi adorna eccellentemente il Tempio. Io ho letto che Gige donò al Tempio d'Apolline Pithio ſei tazze d'oro masſic-
cio, che peſauano libre trentamilia, & appreſſo a Delfo eſſere ſtati uaſi d'oro maſ-
ſiccio & d'argento, ciaſcun de quali ten eua ſei anfore & ui furono alcuni, che ſti-
marono piu l'inuentione, & la fattura, che non ſtimarono l'oro. Appreſſo a Sa-
mij nel Tempio di Iunone dicono che ui fu una tazza intagliatoui all'intorno
certe figurette di ferro, laquale già gli Spartiani haueano mandata a preſentare a
Creſo, tanto grande, che ten eua trecento an fore, cioè 135 oc. libre. Ho troua-
to ancora che i Samij mandarono già a donare a Delfo un uaſo di ferro, nelquale
erano intagliate con artificio grandisſimo certe teſte d'animali, ilquale era retto
da certe ftatue alte ſette cubiti, cioè braccia cinque & un quarto, che ginocchioni
lo ſoſteneuano. Marauiglioſo certo fu quel che fece il Sannitico Egittio al
Tempio del Dio Api, ornatisſimo di uarie colonne, & di uarie ſtatue, nelquale
era la immagine del Dio Api, che continouamente ſi uolgeua, a ſguardare uerſo
il Sole, & quella ancora fu coſa marauiglioſa che la freccia di Cupido nel Tempio
di Diana in Efeſo, ſtaua ſoſpeſa ſenza eſſere legata in alcuno luogo con legame
alcuno. Neſo io che mi dire di sì fatte coſe, ſe non che elle ſi debbono por-
re in luoghi condecenti, di maniera che elle ſieno guardate con marauiglia, & con Reuerenza.

106.1.

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