Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

DELLA ARCHITETTVRA tempo per la gran copia de le coſe, & per la abbondanza de lo otio, poi che e'
conſiderarono ſe, & le coſe loro: le ricchezze, la Maieſtà de lo Imperio, & la
grandezza, & che e' ſi accorſero che egli haueuano biſogno di caſamenti mag-
giori, & di'|piu adorne mura. Cominciarono ad andar dietro, @& a raccorre tut-
te quelle coſe, che a ciò faceſsino a propoſito, & accioche e' poteſsino hauer
maggiori, & piu honorati edificij, ſi preſono per uſanza di por le coperture cõ
legni grandiſsimi, & di fare le mura di pietre nobili. Vn coſi fatto lauoro di-
moſtrò grandezza & marauiglia, & apparſe molto gratioſo. Et dipoi hauen-
do ſentito che forſe le muraglie grandiſsime erano lodate. Et penſando che'l
principale officio di vn Re fuſſe il fare quelle coſe, che non poteſsino eſſer fat-
te da priuati. Dilettatiſi de la grandezza de le opere, cominciarono eſsi Re
a contendere infra di loro con piu ſtudio, tanto che traſcorſono inſino a la paz-
zia di inalzare le Piramidi. Credo ueramente che l'uſo del murare habbia por
to occaſione, per laquale e' ſi ſieno accorti in gran parte, che differentia ſia tra
l'hauer ordinato che le coſe ſi murino con uno ordine piu che con un'altro, & ſimilmente del numero, ſito, & faccia di eſſe, & impararono da queſto piglia-
to piacere de le coſe piu gratioſe, a laſciare ſtare le meno gratiate. Succeſſe di
poi la Grecia, laquale fiorendo di buoni ingeni, & di huomini eruditi, & arden-
do di deſiderio di farſi addorna, cominciò a fare sì le altre coſe, sì principalmen
te il Tempio. Et di quì cominciò a guardare le opere de gli Aſsirij, & de
gli Egittij con piu diligentia, fino a tanto che ella conobbe che in ſimili coſe ſi
lodaua piu la mano de gli arteſici, che le ricchezze regali: Concioſia che le coſe
grandi poſſono eſſere fatte da Ricchi: Ma quelle coſe, che non ſieno biaſima-
te ſon ueramente fatte da gli ingegnoſi, & da quelli, che meritano d'eſſer loda-
ti. Et per queſto la Grecia ſi pensò che ſe le doueſſe appartenere, che preſo
tale aſſunto, ella haueſſe a sforzarſi, poi che ella non poteua equipararſi a le ric
chezze di coloro, almanco di ſuperargli per quanto ella poteua di prontezza
d'ingegno. Et cominciò ſi come tutte le altre arti coſi ancora a ricercare que-
ſta de lo edificare dal grèmbo de la natura, & a cauarla in luce, & a maneggiarla,
& a conoſcerla tutta, conſiderandola, & contrapeſandola con ſagace induſtria,
& diligentia. Nèlaſciò coſa alcuna in dietro in ricercare che differentia fuſſe
inſra gli edificij lodati, & inſra i meno lodati. Ella tentò ogni coſa, andando,
riueggendo, & repetendo le pedate de la Natura, meſcolando le coſe pari a le
impari, le diritte a le torte, le aperte a le piu oſcure, conſideraua innãzi, quaſi co-
me che e' doueſſe de la congiuntione inſieme del maſchio, & de la femina reſul-
tare un certo che di terzo, che deſsi di ſe ſperanza, da ſtar bene, per il deſtinato
oſſicio. Ne reſtò ancora ne le coſe minutiſsime di cõſiderare piu, e piuvolte tutte
le parti, in che modo ſteſsino bene le da deſtra con quelle da la ſiniſtra, le ritte
con quelle da addiacere, le uicine con le lontane, aggiunſe, leuò uia, ragguagliò
le maggiori a le minori, le ſimili a le diſsimili, le prime a le ultime, fino a tanto
che ella dimoſtrò chiaramente, che altra coſa ſi lodaua in quelli edificij, che haue
uano a inuecchiare, poſti come per ſtare ſempre eterni, & altra in quelli', che ſi
fabbricauano come che nõ haueſsino a ſeruire quaſi a coſa alcuna, ne fatti ꝑ [?] alcu
na grãdezza, o maieſtà. Queſte coſe feciono i Greci. La Italia in que' ſuoi prĩcipii

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