Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

LIBRO QVARTO. gaſsino: Et penſauano che a coſi fatto ſacramento, non doueſsino interuenire
quelli che non erano puri, & netti. Queſte coſe diſſono coſtoro. In altri luo-
ghi io truouo, che ſeminando una poluere di terra bianca, ch'e' chiamano pura,
erano ſoliti di diſegnare la linea per luoghi de le Mura. Et Aleſſandro in cam
bio di queſta Terra bianca, mancandoli ella nel diſegnare la Città del Faro, tol-
ſe de la farina. Laqual coſa diede occaſione a gli Indouini, di poter predire le
coſe future; percioche notati certi preſagij ſimili, mediante i@giorni natali de le
Città, Penſarono che e' ſi poteſſe predire ſucceſsi certi de le coſe future. Ap-
preſſo i Toſcani ancora da libri de le loro oſſeruationi erano ammaeſtrati, Qua
li doueſsino eſſere i ſecoli futuri, dal giorno natale de la loro Città. Et queſto
non da oſſeruatione del Cielo, del che di ſopra nelſecondo libro dicemmo; Ma
da i preſi argomenti, & conietture de le coſe preſenti. Cenſorino racconta che
eſsi ſcriſſono in tale maniera. Gli huomini che naſceranno in quello ſteſſo gior
no, che ſi conſtituiſcono le Città loro, quelli dico, che haranno uita lunghiſsima,
daranno con il gio rno de la lor morte, fine al modello del primo ſecolo de la
Cittàloro: Quegli ancora che da quel giorno in là rimarranno ne la Città; & che uiueranno piu tempo che gli altri, dimoſtreranno il termine del ſecondo
ſecolo, con il giorno de la loro morte; Et coſi ſeguendo ſi andrà terminando il
tempo de gli altri ſecoli. Sono da gli Dei mandati portenti, per iquali ſiamo
auertiti, in che tempo qualunque ſecolo ſiniſca. Queſte coſe ſcriſſero coſto-
ro. Etin oltre aggiungono, chei Toſcani ſeppono con queſte argomentatio-
ni molto bene i loro ſecoli; concioſia che e' laſciarono ſcritti di queſta maniera,
che i loro primi quattro ſecoli doueuano durare Cento cinque anni l'uno; il. Quinto cento uentitre; il Seſto diciannoue; & altretanto il Settimo; lo otta-
uo eſſer quello, nelquale ſi ritruouauono al tempo de gli Imperatori; & che
il Nono, & il decimo gli haueuano ad auanzare; & da queſti Inditij penſauano
non eſſere coſa aſcoſa, il ſapere quali doueſsino eſſere i ſecoli futuri. Et fecio-
no coniettura, che Roma doueſſe hauer l'Imperio del tutto da queſto, che in
quel giorno che ella fu collocata, uno denati nel medeſimo giorno s'acquiſtò
l'Imperio di lei. Et queſto trouo che fu Numma. Imperoche Plutarco rac-
conta che a diciannoue dì di Aprile fu poſta Roma, & nacque anco Numma. Ma quelli di Lacedemonia ſi gloriauano di non hauere la loro Città cinta di
Mura: Percioche confidatiſi ne le armi, & ne la fortezza de loro cittadini, ſi pen-
ſauano eſſer aſſai fortificati da le leggi. Gli Egittij, & i Perſiani, per il contra-
rio, penſarono che e' fuſſe benecingere gagliardamente le loro Città di Mu-
ra. Concioſia che & gli alt i, & Niniue, & Semiramis ancora, uollono che le
mura de le loro Città fuſsino talmente groſſe, che in cima di quelle poteſsi-
no paſſar duoi carri a un tratto, & le alzarono tanto alte, che paſſauano brac-
cia ſettantacinque. Arriano racconta che le Mura di Tiro, erano alte braccia
cento dodici, & mezo; Et ſonſi trouati di quegli, che non ſi ſono contentati di
eſſere cinti di uno ſolo circuito di muraglia. I Cartagineſi cinſono la città lo-
ro di tre circuiti di mura: Et Erodoto ſcriue che i Deiocei cinſono la Città
Cebetana, ancor che ella fuſſe poſta in luogo rileuato, di ſette circuiti di mu-
ra. Ma noi che conoſciamo trouarſi in eſſe mura difeſe gagliardiſsime, per di-

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