Full text: Alberti, Leon Battista: L' architettura

LIBRO QVARTO. deſidereranno certamente godere di tutti i beni, & di tutti i doni de la Natura; talmente che non ui ſi poſſa arrogere piu coſa alcuna: & quanto a la neceſsità, & quanto a piaceri, & che i beni ſi uſino rettamente, ſi puo ordinare per leggi, & per ſtatuti de Padri. Ma di quelle coſe, che giouano a la Vita, certo che ſono
molto piu gioconde quelle che ſono in caſa, che quelle che ſi hanno a procaccia
re di fuori. Et deſidereranno certamente un terreno, quale è appreſſo di Mẽ-
fi, come ſcriue Varrone, che gode di Cielo tanto benigno, che non pure tutti gli
Alberi, ma le uiti ancora, non ui perdono le ſoglie in tutto l'anno, o quale ſotto
il Monte Tauro, in que' luoghi che guardano uerſo A quilone. Doue Strabo-
ne dice, che i Grappoli dele Vue ui ſono di un braccio, & mezo, & che di ciaſcu
na Vite ſi ricoglie mezo barile di Vino, & di un fico ſolo, libre cento quaranta
di fichi. Oquale è quello, che habita l'India, ol'Iſola Hiperborea nel mare
Oceano, delquale terreno ſcriue Herodoto, che e' ricolgono il frutto due uol-
te l'anno. O quale è quello di Portogallo, che dai ſemi che caſcano fanno piu
& piu ricolte. Opiu preſto quale è il Talge, nel monte Caſpio, ilquale campo
ancorche non lauorato, genera da ſele biade. Sono queſte coſe rare, & piu to
ſto da eſſer bramate, che trouate. Et però quelli eccellentiſsimi Antichi, che
ſcriſlono di ſimili coſe, o preſe da altri, o pure da loro trouate, Dicono che la
Città ſi debbe talmente collocare, che baſtandole quello, che ella ricoglie nel
ſuo (per quanto ſopporta la ragione, & la conditione de le coſe humane) el-
la non habbia biſogno di andare fuori per alcuna coſa neceſſaria: & ſia af-
forzificato in tal modo il circuito de ſuoi confini, che dal nimico non ui ſi poſſa
entrare coſi facilmente, & che ella poſſa a ſua poſta mettere fuora eſerciti, ne le
prouincie d'altri, & contro a la uoglia del nimico. Imperoche egli affermano
che una Città coſi collocata, puo difender ſe, & la libertà ſua, & allargarſi molto
d'Imperio. Ma che dirò io quì? Queſta lode principalmente è attribuita a
lo Egitto, cioè che egli ſia da ogni banda, oltre a modo affortificato, & quaſi del
tutto inacceſsibile; concioſia che da un lato habbia oppoſta la marina, & da l'al-
tro un diſerto grandiſsimo, da la deſtra ripidiſsimi Monti, & da la ſiniſtra Paludi
larghiſsime. Oltre a che la fertilità del terreno ui è tanta, che gli antichi diſſo-
no, che lo Egitto era un publico granaio del mondo. Et che gli Dij erano ſo-
liti rifuggire in quel luogo, per recreatione, & ſalute de glianimi loro. Non a-
uenne niente dimeno, ſecondo che ſcriue Gioſefo (benche queſta regione fuſ-
ſe tanto forte, & tanto abbondante, che ella ſi gloriaſſe di potere dare da man-
giare a tutto il Mondo, & riceuere, & albergare, & ſaluare eſsi Dij) che ella fuſſe
però in ogni età libera. Ben dicono adunque coloro il uero, che fauoleggiando
dicono che le coſe de Mortali non ſono ſicure, ſe bene in grembo a eſſo Gioue. Et però ci parerà immitare quella riſpoſta di Platone, ilquale eſſendo dimãdato
in qual luogo ſi potria trouare quella preclara Città, che egli s'era immaginata; Noi riſpoſe, non ſiamo iti dietro a queſto, ma ſiamo iti inueſtigãdo, in qual mo-
do ſe ne poteſſe fare una migliore di tutte l'altre. Tu anteporrai quella a tutte
l'altre, che manco ſi diſcoſterà da la ſimilitudine di queſta. Coſi ancor noi, quaſi
che adducendo eſempi, deſcriuiamo quella città, laquale da gli huomini dottiſsi
mi ſia ꝑ eſſer giudicata per ogni conto, da douere eſſere cõmodiſsima: accõmo-

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