Full text: Angeli, Stefano: Della gravita' dell' aria e fluidi

_DIALOGO_ vna balina, che galleggiaua e ſerò la parte aperta con veſica
d’animale beniſſimo ligata e volrato il cannello, numerò
con il pendolo il tempo, che conſumò la balla a ſalire, che
furno zoo. vibrationi. Poi riempì il cannello d’acqua comu-
ne e fatto il medemo come ſopra, numerò pure le vibratio-
ni ſpeſe a ſalice, che furono ſolo 100

_Matem_. Belliſſima eſperienza, che moſtra l’eſtruſione, mentre
la balla dal maggior momento dell’acqua comune è ſpinta
in sù più velocemente il doppio, che dal minor momento
del ſpirto di vino; douendo riuſcir l’oppoſto quando ſaliſce
per leggierezza poſitiua, che più facilmente la condurebbe
per il mezzo più tenue, che per il più craſſo.

Eperò ben vero che chitentara queſta eſperienza, enon ado-
perarà le medeme coſe à puntino adoperare dal Signor Ri-
naldini, ritrouarà varietà proueniente da vno, ò più capi. Perche li pendoli variano le vibrationi conforme variano la
lunghezza. Non tutte l’acque comuni, ne tutti li ſpirti
di vino hanno la medema grauità. Ne ogni galleggiante ha
con eſſe acque la medema proportione. Sempre però s’eſ-
perimentarà che il galleggiante ſa hià in minor rempo per
l’acqua comune, che per il ſpirito di vino. Ma veniamo all’-
altra eſperienza.

_Conte_. Queſta è regiſtrata ſotto il primo Maggio paſſato. Preſe
il vaſo divetro A D, con il collo lungo ſufficiente à procu-
rar il vuoto mediante l’argento viuo; la bocca D, era chiu-
ſa con veſica ligata come ſopra, e l’im merſe nel vaſo EF,
pieno d’argento viuo; poi per l’orificio A, calo nel vaſo vn
pezzetto di eſca ligata con vn filo di bombace intinto nel
ſolfo, ligato il tutto con vn fil di ferro, di modo che toccaſ-
ſe il vaſo in O, come nella figura; poi riempì tutro AD d’-
argento viuo, e con veſica di porco, e ligatura otturò ſtret-
tamente l’orificio A; poi forò la veſica D, ſtante nell’ar-
gento viuo, di modo che calò l’argento viuo ſino alla con-
ſneta altezza CI. Fatto queſto fece prendere la lucerna da
lauorare i vetri, e con il ſofietto fece ſofiare di modo che
la fiamma colpiſce nell’O, cioè eſca, e ſolforini. Vide che
il fumo dell’eſca deſcendeua, e non aſcendeua, e li ſolforini
ſi conſumauano ſenza leuar ſiãma. Aperto ſucceſſiuamente

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