Volltext : Guida artistica per la città di genova (2)

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QUINTA
sco  delle  stanze  a  cui  perdonò  il  barbarismo
del  distruggere,  ha  quasi  onde  vergognarsi  di
questi  non  più  che  avanzi  di  gentil  lavoro.
Mi  spiace  doppiamente  l’imprimere  un  tale
sfregio  al  palazzo;  poichè  se  mala  cosa  è  il
disfare  quando  non  si  pensi  a  far  meglio,  ella
è  pessima  il  trascurare  o  far  guasto  di  ciò  ch'è
migliore.  E  s’io  m’inganni,  il  vedrem  tosto.
Le  pitture  ch’  or  prendo  a  notare  per  ordine
furono  eseguite  nel  1730,  se  pure  non  sono  anteriori -
  di  alcun  anno  le  mediocri  che  quivi  laściò -
  il  savonese  Domenico  Guidobono.  N’  è  tutto
coperto  il  vôlto  dell'Antisala,  su  cui  veggonsi
figure  profane,  e  putti,  ed  altri  accessorii,  capricciosi -
  ma  insipidi  come  il  suo  dipingere.  A
udire  il  Ratti,  costui  fece  tante  opere  in  Genova
da  credersi  un  impossibile;  ma  o  non  si  lasciaron -
  vivere  fino  a’  tempi  nostri,  o  giacciono  obbliate -
  in  luoghi  oscuri,  poich’  egli  non  è  noto
se  non  in  pochissime,  nel  cui  numero  la  presente -
  è  la  men  cattiva  e  la  più  vasta.  Non  è
mestieri  il  ripetere  com’  egli  sia  un  imitatore
servile  del  fratello  Bartolomeo,  conosciuto  sotto -
  l’appellativo  di  Prete  savonese,  e  ciò  specialmente -
  in  quanto  è  di  massima  e  di  generale
fisionomia;  se  non  che  dà  nel  ridicolo,  secondo
la  fortuna  di  chi  aderisce  a  pericolosi  esempi.
Nel  tinger  poi  crescono  le  stranezze,  avendo
            
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