Volltext : Lib. III (3)

GIUNTA  I.
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e  nel  tempio  della  Fortuna  virile  d'ordine  Jonico,  alto  ventidue -
  piedi,  havvi  la  stessa  rostremazione  che  nel  portico  Corintio -
  di  Settimio,  alto  trentasette.  Il  Milizia,  mal  pago  di
queste  discrepanze  nelle  autorità  e  negli  esempj,  ch'egli  calcola -
  siccome  uno  zero  a  petto  della  ragione,  osserva  primamente -
  che  Vitruvio  e  Palladio  badando  alla  sola  altezza  trascurarono -
  di  porre  a  calcolo  il  punto  di  veduta,  il  quale  dista -
  dalla  colonna  in  proporzione  ch'essa  è  più  alta,  e  per
cui  il  rapporto  apparente  fra  il  diametro  dell'imo  scapo  e
del  sommo  scapo  rimane  sempre  lo  stesso;  indi  stando  attaccato -
  al  confronto  da  lui  stabilito  fra  gli  alberi  e  le  colonne,
dice  che  in  tutto  ciò  che  dipende  dal  buon  senso,  non  si  deve -
  mai  dipartirsi  dall'osservare  la  natura;  che  gli  alberi  più
alti  hanno  maggior  restringimento  dei  più  bassi;  e  che  perciò -
  considerando  le  colonne  in  tutti  gli  ordini  d'uno  stesso -
  diametro,  essendo  meno  alte  nei  più  sodi  che  nei  più  dilicati, -
  debbano  in  quelli  seguire  una  minore  rostremazione  :
stabilisce  quindi  che  dal  Corintio  passando  al  Toscano  si  debbano -
  ritenere  fra  i  sommi  scapi  e  gl'imi  scapi  i  rapporti  di
5:6,  di  6:7,  di  7:8,  di  8:9;  ovvero  che  si  possa,  considerando -
  le  colonne  in  tutti  gli  ordini  di  eguale  altezza,  ritenere -
  la  diminuzione  costante  di  un  sesto  variando  allora  la  grossezza, -
  e  quindi  la  rostremazione  assoluta.  Anche  il  Canina
non  trovando  nelle  fabbriche  stupende  della  Grecia  poste  ad
effetto  le  regole  in  questo  proposito  stabilite  da  Vitruvio,  che
pur  mostra  aver  da  quelle  derivati  per  la  maggior  parte  i
suoi  canoni  architettonici,  conchiude  sembrare  che  la  regola
ottica,  la  quale  diede  al  nostro  autore  motivo  di  fissare  gl'indicati -
  rapporti,  non  abbia  luogo  in  questo  caso.
Noi  però  siamo  d'avviso,  che  volendo  ritenere  un  costante -
  rapporto  fra  l'imo  ed  il  sommo  scapo  delle  colonne  seguir -
  si  debbano  i  precetti  vitruviani;  che  il  punto  di  veduta -
  stabilito  dal  Milizia  debba  calcolarsi  nell'  allogare  i  membri -
  d'  un  edifizio  pel  loro  buon  effetto  piuttosto  rapporto
alla  distanza  verticale  dall'  osservatore,  che  alla  orizzontale,
perchè  volendo  combinar  ciò  converrebbe  fissargli  un  solo
punto,  ove  dovesse  invariabilmente  situarsi  per  rilevarne  la
bellezza;  e  che  se  i  monumenti  più  ragguardevoli  a  fronte
del  loro  variare  si  mostrano  pure  bellissimi,  ne  segue  che  le
            
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