GIUNTA I.
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e nel tempio della Fortuna virile d'ordine Jonico, alto ventidue -
piedi, havvi la stessa rostremazione che nel portico Corintio -
di Settimio, alto trentasette. Il Milizia, mal pago di
queste discrepanze nelle autorità e negli esempj, ch'egli calcola -
siccome uno zero a petto della ragione, osserva primamente -
che Vitruvio e Palladio badando alla sola altezza trascurarono -
di porre a calcolo il punto di veduta, il quale dista -
dalla colonna in proporzione ch'essa è più alta, e per
cui il rapporto apparente fra il diametro dell'imo scapo e
del sommo scapo rimane sempre lo stesso; indi stando attaccato -
al confronto da lui stabilito fra gli alberi e le colonne,
dice che in tutto ciò che dipende dal buon senso, non si deve -
mai dipartirsi dall'osservare la natura; che gli alberi più
alti hanno maggior restringimento dei più bassi; e che perciò -
considerando le colonne in tutti gli ordini d'uno stesso -
diametro, essendo meno alte nei più sodi che nei più dilicati, -
debbano in quelli seguire una minore rostremazione :
stabilisce quindi che dal Corintio passando al Toscano si debbano -
ritenere fra i sommi scapi e gl'imi scapi i rapporti di
5:6, di 6:7, di 7:8, di 8:9; ovvero che si possa, considerando -
le colonne in tutti gli ordini di eguale altezza, ritenere -
la diminuzione costante di un sesto variando allora la grossezza, -
e quindi la rostremazione assoluta. Anche il Canina
non trovando nelle fabbriche stupende della Grecia poste ad
effetto le regole in questo proposito stabilite da Vitruvio, che
pur mostra aver da quelle derivati per la maggior parte i
suoi canoni architettonici, conchiude sembrare che la regola
ottica, la quale diede al nostro autore motivo di fissare gl'indicati -
rapporti, non abbia luogo in questo caso.
Noi però siamo d'avviso, che volendo ritenere un costante -
rapporto fra l'imo ed il sommo scapo delle colonne seguir -
si debbano i precetti vitruviani; che il punto di veduta -
stabilito dal Milizia debba calcolarsi nell' allogare i membri -
d' un edifizio pel loro buon effetto piuttosto rapporto
alla distanza verticale dall' osservatore, che alla orizzontale,
perchè volendo combinar ciò converrebbe fissargli un solo
punto, ove dovesse invariabilmente situarsi per rilevarne la
bellezza; e che se i monumenti più ragguardevoli a fronte
del loro variare si mostrano pure bellissimi, ne segue che le