LIERO III.
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l'altezza della colonna si divida in tredici parti,
e n’ abbia una l’altezza dell' architrave: se di
venti a venticinque piedi, sia divisa l' altezza in
dodici parti e mezzo, e d'una pure si faccia l'altezza -
dell' architrave: se di venticinque a trenta
piedi, si divida in dodici parti, e sia una l'altezza -
; cosi colla stessa proporzione dall' altezza delle -
colonne si ricavano le altezze degli archifravi.
53. E poi da avvertirsi, che quanto piu sale
in alto la vista dell' occhio, tanto meno lia forza
di penetrare la densità dell' aria: onde debilitata
e sfinita dalla distanza dell' altezza rappresenta ai
sensi confusamente la grandezza delle misure.
Sempre adunque deve agglungersi un calcolato
supplimento nei membri delle simmetrie, affinché
quando sieno collocate in luoghi molto eminenti
opere eziandio colossali, abbiano una certa corrispondenza -
di grandezze con tutte le altre.
54. La larghezza inferiore dell' architrave (1),
(1) Nella Tav. XXVII. si vede essere la larghezza inferiore -
rE dell'architrave uguale al diametro del sommo scapo -
della colonna, e la superiore na uguale a quello dell'imo
scapo, intendendosi che quanto si dice della metà della colonna -
si riferisce al tutto. Il Poleni riportando le parole di
Perrault dice, che lo sporto qui stabilito della parte superiore -
dell'architrave gli sembra troppo scarso, e che non si
troya esempio in alcun monumento di classica costruzione:
indi soggiunge, che si potrebbe considerare siccome parte
superiore dell'architrave la terza fascia, ommettendo il cimasio, -
il cui sporto si trova presso gli antichi quasi eguale al
diametro dell'imo scapo; tanto piu che Vitruvio poco dopo
assegna separatamente lo sporto di questo cimasio. Nulladimeno -
il Perrault, e dietro ad esso il Poleni, dicendo di stare -
attaccati alle parole del nostro autore, ritennero che non
debba la cimasa dell'architrave sporgere oltre il diametre