LIBRO III.
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destallo poi dev' essere conformato in guisa da riloro -
altezza veniva eguagliata dai gradini, pei quali si ascendeva. -
Vitruvio tratta tante dei tempj che avevano le gradinate -
da tutti i lati, come di quelli che le avevano soltanto
nella parte anteriore, essendo cinti dagli altri tre lati da un
poggiuolo continuato. In questa seconda specie di tempj non
era bisogno di stilobati, perchè il poggiuolo ne faceva le veci. -
Nominando però Vitruvio gli stilobati sotto le colonne
credette il Galiani che si trattasse del caso, in cui gli stilobati -
fossero eretti sopra il pavimento del tempio e sopra le
gradinate; ma se ben si osserva, gli stilobati si costruivano
sempre al disotto delle colonne, tanto se per tre lati del
tempio vi correva il poggiuolo, quanto se veniva tutto cinto
di gradinate; con la differenza che in questo secondo caso
le pietre che costituivano gli stilobati erano nascoste dietro i
gradini, e non ammettevano alcun ornamento; doveché nel
primo caso venivano adornati con le quadre, le spire e le
corone. Il muro poi del poggiuolo, che stava fra gli stilobati, -
manteneva la stessa linea nella parte esterna con gli stilobati -
stessi, non però nella parte interna, risultando cosi di
minor grossezza, non essendo necessario che questa rimanesse -
costante, ove non doveva sostenersi il peso delle colonne.
Questo poggiuolo si componeva, come gli stilobati, di un plinto, -
di una base e di una corona. Ciò viene confermato dall'antico -
tempio di Cora in Italia, nel quale sussistono gli stilobati -
sottoposti alle colonne; ma benchè il poggiuolo ad essi -
frapposto sia rovinato, si conosce che le pietre, di cui erano -
costrutti gli stilobati, avevano quelle dimensioni che a
questi bastavano, senza che d' altronde apparisca che vi losse -
alcuna connessione col rimanente del muro.
Ci sembra che questa esposizione basti a far conoscere -
ciò che vuole Vitruvio, prescrivendo che il poggiuolo debba -
con tutte le sue parti corrispondere al piedistallo, affinché
apparisca nella costruzione siccome un basamento continuato, -
benchè in realtà la parte che sosteneva la colonna fosse
affatto disgiunta da quella che si ergeva negl'intercolunnj.
Avverte poi a questo luogo il Poleni che si debba distinguere -
quando si dice semplicemente stilobato, da quando
vi si aggiunge della colonna, dovendosi, secondo lui, nel primo -
caso intendere quello che sottostà bensi a diverse colonne, -
ma che però è continuato e senza interruzione ; dovechè
lo stilobato della colonna deve significare quello che sottostà -
semplicemente a ciascuna colonna, e ch'è, per cosi dire,
isolato. Cosi il Palladio, parlando del tempio d'Assisi, dice:
„in tutti gli altri tempj antichi si veggono le colonne der