CAPO 11.
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l'areostilo la grossezza sarà una nona o una decima -
parte, apparirà tenue ed esile, perchè l'aria -
(1) spaziando per l'ampiezza degl intercolunnj
zio in cui sono situati, e che percio, se diminuisce il rapporto -
fra l'oggetto e lo spazio, viene quello giudicato sempre
minore. Noi però riteniamo, che questo rapporto poco o quasi -
nulla possa alterare la grandezza apparente degli oggetti,
perciocché in tal caso un oggetto situato in un aperta campagna -
dovrebbe apparire esilissimo indipendentemente dalla
distanza riguardo all'osservatore ; quindi insensibile dev' essere -
quell'alterazione per l'aumentarsi di pochi piedi di un
intercolunnio. Bensi di qualche entità è l'aumento che riceve -
apparentemente dal maggior grado d'illuminazione; e
perciò ne segue, che posto a confronto questo colla piccolissima -
diminuzione che potesse avvenire per l'accrescersi dello -
spazio, resterà sempre che la colonna situata nella specie
picnostilo, se viene trasportata in quella diastilo, dovrà per
effetto ottico apparire maggiore. E lo stesso Vitruvio, che bada -
a queste diversità, perchè poi non tiene una costante gradazione -
per ciascuna spécie di tempio, ma invece prescrive
definitivamente, che il rapporto fra l'imo scapo e Lallezza
della colonna nell'eustilo abbia ad essere lo stesso che nel
sistilo? E perchè nell'eustilo medesimo non prescrive che
due fusti, i quali formano l'intercolunnio di mezzo, sieno piu
grossi degli altri? Si deve quindi conchiudere che se l'aumentare -
quelle grossezze non dipende da ragioni statiche,
molto meno può dipendere da principj ottici; e che invece
sarà più ragionevole il desumerlo dalle leggi d'euritmia e di
simmetria, per le quali la più piccola varietà nelle proporzioni -
fa dissonanza col bello architettonico. E bisogna dire
che in tutti questi precetti abbia Vitruvio sempre dimenticata -
la maniera Dorica dei Greci, poichè, come osserva à questo -
passo giustamente il Canina (pag. 98), la sua opinione
ci distruggerebbe la buona idea che ci siamo formati di quella -
maniera, che fu in ogni tempo generalmente apprezzata,
ed ora tanto più che si può conoscere dagli avanzi, che si
discoprono di continuo, il nobile, ragionato e semplice effetto
che produceva; che se alcuno, per adattarsi alle prescrizioni -
vitruviane, volesse aumentare nel Dorico il rapporto fra
l'altezza e la grossezza delle colonne, ovvero ampliare gl'intercolunnj, -
verrebbe a togliere gran parte del suo maestoso
carattere.
(1) Aer il testo: ma qui per aria deve intendersi il lu¬