LIBRO III.
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tra le colonne, proporzionalmente devono essere
aumentate le grossezze degli scapi. Onde se neltrattato -
(come indicammo nel Lib. I. pag. 40.), anzichè semplici -
indicazioni; 2.° che i precetti vitruviani sieno pochi, ed
alle volte inesatti ; 3.° che le illustrazioni dello Stratico, piuttosto -
che dimostrare la verità di questi precetti, tendano a
far conoscere che procedono essi da principj ottici e non da
cause statiche, come supposero taluni; cosi credemmo di ommettere -
le discussioni speciali, e di limitarci a quelle semplici -
verità, che le scienze ci manifestarono, riportandole ove
tornano meglio all' uopo.
E qui, dicendosi che all' aumentarsi degl'intercolunnj aumentar -
debbano in proporzione le grossezze degli scapi, perciocchè -
l' aria cingendoli fa che appariscano all' occhio più
esili, sorge la quistione, se un oggetto, ritenuta eguale la distanza -
dall' occhio dell'osservatore, si mostrerà più grande
o più piccolo per la maggiore o minore prossimità d'altri
oggetti che lo circondino. E cosa certa, per consenso di tutti -
1 fisici, che la grandezza apparente d'un oggetto dipende
1.° dalla grandezza dell'angolo ottico, cioè dell' angolo che
formano quei raggi, i quali partendo da un punto luminoso
passano pei centri d'entrambi gli occhi; 2.° dal grado d'illuminazione; -
3.° dal confronto che fa la mente fra l'oggetto
contemplato e quelli che si trovano frapposti all'oggetto stesso -
ed all' occhio; 4.° dalla sua posizione riguardo agli oggetti -
di conosciuta grandezza. Ora nel nostro caso si ritiene
che l'angolo ottico sia lo stesso, che fra la colonna e l'osservatore -
non vi si frappongano altri oggetti, e che le colonne -
circostanti sieno d'eguale grandezza. Adunque il variar -
del giudizio qui dipende soltanto dal vario grado d'illuminazione. -
Ma generalmente, poste le altre cose uguali, gli
oggetti quanto sono fra loro più prossimi, tanto più devono
apparire esili, perciocchè l'ombra dei collaterali fa si che
non si possano distinguere le vere linee estreme che contornano -
le loro superficie, ma che invece si prendano per queste -
quelle che vengono illuminate più chiaramente; e quindi -
l'immagine che va a dipingersi sulla retina, la quale non
è altrimente che una superficie, riesce minore di quella che
dovrebb' essere, se chiaramente si distinguessero tutti i contorni -
dell'oggetto. Allargandosi perciò gl'intercolunnj apparir -
dovrebbe ingrandita la grossezza della colonna, anzichè,
come dice Vitruvio, diminuita. E vero che taluni, entrando
nell' opinione del nostro autore, dicono che l'occhio non solo -
confronta gli oggetti fra loro, ma ben anche con lo spa¬