Volltext : Lib. III (3)

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LIBRO  III.
pure  nelle  disposizioni  dei  tempj  pseudodipteri  :
onde  si  vede  Ermogene  con  grande  ed  arguta
diligenza  aver  conosciuto  l'effetto  delle  opere  e  di
più  lasciato  le  fonti,  onde  i  posteri  possano  attingere -
  le  convenienze  delle  arti.
31.  Nei  tempj  areostili  (1)  devono  farsi  le
colonne  in  modo,  che  le  grossezze  sieno  un'  ottava -
  parte  della  loro  altezza  :  cosi  nel  diastilo  si
divida  l  altezza  della  colonna  in  otto  parti  e  mez¬(1) -
  Tutti  si  accordano,  che  per  mezzo  dei  varj  rapporti  qui
stabiliti  fra  la  grossezza  e  l'altezza  delle  colonne  per  le  cinque -
  specie  di  tempj,  si  determini  anche  l'ordine  che  a  ciascuna -
  di  queste  convenga;  quando  però  si  escluda  il  Dorico, -
  che  fu  quello  più  comunemente  usato  dai  Greci,  non
giugnendo  le  sue  colonne  ad  alcuna  delle  altezze  determinate. -
  E  Vitruvio  stesso  ci  fa  certi  che  non  comprendeva  in  queste -
  proporzioni  il  Dorico,  quando  nel  trattare  di  quest'  ordine
(Lib.  IV.  cap.  3.)  prescrive  che  l'altezza  della  colonna,  compresovi -
  il  capitello,  debba  essere  di  sette  diametri;  e  siccome,
lo  ripetiamo,  i  classici  si  devono  spiegare  più  che  sia  possibile -
  col  confronto  delle  varie  parti  delle  loro  opere,  cosi  avendo -
  presente  ciò  che  il  nostro  autore  stabilisce  nel  Lib.  V.,
si  conchiuderà  ch'egli  riteneva  non  convenirsi  ad  ogni  specie -
  di  edifizio  un  determinato  genere  di  colonne,  nè  i  rapporti -
  qui  stabiliti  essere  immutabili.  Nè  altrimenti  può  farci
persuasi  la  lode,  ch'egli  altribuisce  ad  Ermogene  per  l'innovazione -
  fatta  nella  forma  diptera,  aprendo  ai  posteri  la  fonte.
onde  attingere  le  convenienze  delle  arti;  fonte  che  si  stabilisce -
  appunto  nella  sana  filosofia  dell'artista,  il  quale  non  deve -
  mai  farsi  stoltamente  seguace  dei  precetti  stabiliti  da  qualche -
  maestro,  non  volendo  questi  per  certo,  s'  è  grande,  dettar -
  leggi  immutabili,  ma  solo  assegnare  i  confini,  oltre  ai  quali -
  passando  i  meno  saggi,  cadrebbero  in  gravi  errori,  e  lasciando -
  poi  libero  entro  ai  medesimi  che  l'ingegno  possa  spaziare -
  a  suo  piacimento,  imitando,  modificando,  innovando,  e
formandosi  di  tal  maniera  uno  stile  suo  proprio.  Cosi  potrà
acquistarsi  fama  di  grande  senza  uscire  dal  retto  sentiero,
poiché  quelli  che  vi  escono  sorprenderanno  bensi  con  le  loro -
  opere,  ma  pochi  troveranno  che  vogliano  camminare  sulle
loro  tracce.
            
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