Volltext : Lib. III (3)

CAPO  1.
gno  desunti  dalle  statue  antiche  per  opera  di  Giovanni  Volpato -
  e  Raffaele  Morghen,  e  che  servir  possono  a  far  vedere
non  aver  Vitruvio  date  le  più  accurate  dimensioni,  ma  soltanto -
  le  approssimative,  giacchè  non  si  possono  fissare  stabilmente, -
  varie  essendo  quelle  medesime  che  seguirono  gli  artisti
più  riputati.  Senonche  io  penso  che  sia  affatto  stolta  la  quistione, -
  che  tende  a  stabilire  una  sola  proporzione  siccome
perfetta  nel  corpo  umano,  comecchè  bellissimo  non  possa  dirsi -
  un  corpo  si  maschile  che  muliebre  se  non  che  sotto  un
determinato  rapporto;  specialmente  se  si  considera  dipendere -
  il  bello  non  solo  dalle  proporzioni  in  altezza,  ma  ben  anche -
  da  quelle  in  grossezza,  e  soprattutto  dai  lineamenti  che
costituiscono  la  vera  forma.  Fin  qui  lo  Stratico.
Pomponio  Gaurico  nel  Lib.  della  scultura  dice  che  la  vera -
  altezza  dell'  uomo  dev'essere  nove  volte  quella  del  capo
preso  dal  mento  inferiore  fino  alle  radici  dei  capegli.  Altri
invece  pretendono  che  la  testa  fra  i  detti  limiti  debba  essere
una  delle  parti  9  +  in  cui  si  suppone  divisa  l'  altezza  del
corpo.
Le  statue  di  Laocoonte,  dell'  Apollo,  della  Venere,  della
Cleopatra,  che  rendono  vago  il  soggiorno  dei  tranquilli  Pontefici, -
  ed  in  quest'  altre  bellissime  opere  di  valente  scalpello,
si  trova  che  la  lunghezza  della  mano  dal  metacarpo  all'estremità -
  del  dito  medio  è  maggiore  di  quella  che  passa  dal  mento -
  alla  sommità  della  fronte.
Chi  volesse  vedere  esposta  la  simmetria  di  tutte  le  singole -
  membra  del  corpo  umanô  legga  Alberto  Durer  rinomato -
  pittore  nel  suo  Trattato  della  simmetria  del  corpo  umano;
ma  egli  stesso  cadde  in  qualche  paradosso  volendo  troppo
far  uso  delle  regole  matematiche,  delle  quali,  benché  esistano -
  in  tutti  gli  esseri,  non  è  però  facile  il  ritrovamento.  Da
tutto  ciò  noi  conchiudiamo  che  il  bello  delle  arti  non  ha  precisi -
  limiti  e  che  in  mille  modi  può  variare  senza  cessar  d'esser -
  bello.
Ad  indicare  però  le  forme  da  Vitruvio  prescritte,  si  osservi -
  la  Tav.  I.  fig.  1.,  ove  a  P  rappresenta  la  distanza  dal  mento -
  alla  fronte  siccome  la  decima  parte  del  tutto,  a  cui  si
eguaglia  la  Do  dalla  giuntura  della  palma  all'  estremitä  del
dito  medio;  TB  che  va  dal  mento  alla  sommità  del  cucuzzolo -
  n'  è  l'  ottava  parte,  uguale  ad  YL  che  dalla  stessa  sommità -
  giunge  all'  estremità  della  cervice;  la  sommitá  del  petto
dista  da  quella  della  fronte  di    e  viene  determinata  da  mn,
come  da  KZ  si  esprime  la  distanza  dalla  sommità  del  petto
alla  sommità  della  testa  ch'  è  +.  Questo  quinto  non  é  però
di  tutta  esattezza,  poichè  se  da  BFEg  si  sottra  a  PE1
si  otrimane -
  Ftese  ad  mn  si  aggiunge  Ft-
            
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