PREFAZIONE
ca povertà, o la scarsezza della fortuna, o nella
sara de'concorsi il trionfo degli avversarj fu di
ostacolo a conseguire la fama.
3. Non è però da meravigliarsi, se per l'ignoranza -
dell' arte oscure si rimangano le virtû : ma
ben v'è ragion di sdegnarsi, quando in grazia del
blandir dei conviti dalla verità del giudizio si passa -
alla fallacia dell'adulazione. Onde se (come bramava -
Socrate i sensi, le opinioni e le scienze
dalle discipline accresciute chiare fossero e tralucenti, -
non varrebbe nè favor, nè ambizione, ma
soltanto a coloro che dietro studj veraci e sicuri
giugnessero all'apice della scienza, si darebbero
spontaneamente da fare i lavori. Poichè dunque
quelle cose non sono, come noi crediamo che
avrebber dovuto essere, in vista chiare e palesi, e
poiché considero, che ai dotti prevalgono in favore -
gl' indotti, giudicando non doversi gareggiar
d'ambizione cogl' ignoranti, mi farò invece a dimostrare -
con questi precetti la virtù della scienza
da me professata.
4. Onde io nel primo libro, o Imperatore, ti
parlai dell'arte e delle sue proprietà, non che delle -
discipline, delle quali ornato esser dee l'architetto, -
ed, aggiunta la cagione perch' esser debba
perito di quelle, ho distribuito partitamente gli ufsizi -
di tutta l'architettura, e gli ho determinati
colle definizioni. Poi, ciò che era la prima cosa
e più necessaria, ragionai delle mura e della scelta -
de'luoghi salubri; e dimostrai con delineate fi¬