Full text : Lib. II (2)

LIBRO  II.
62
posto  delle  più  leggiere  sostanze  della  natura,  non
è  ponderoso:  perciò  dalla  sua  rigidezza  naturale
costretto  non  cede  si  presto  al  peso,  ma  rimane
nella  travatura  diritto.  Ma  perchè  ha  in  sè  stesso
molto  calore,  genera  ed  alimenta  il  cariuolo  (1);
ed  è  guastato  da  quello;  onde  anco  facilmente
s'  accende,  perchè  l'aria,  che  sta  in  quel  corpo,
per  gli  aperti  pori  riceve  il  fuoco,  e  ne  rimanda
con  veemenza  la  fiamma.
52.  Di  quest'  albero  poi  prima  che  sia  reciso,
la  parte  prossima  alla  terra,  ricevendo  per  la  vicinanza -
  l'umore  dalle  radici,  riesce  senza  nodi  e
dice  lo  Scamozzi  (a),  in  luogo  esposto  al  sole  e  per  la  maggior -
  parte  situato  su  la  croda  o  vivo  sasso.  Noi  distinguiamo
dall'  abete  il  pézzo  (pinus  picea),  pure  da  noi  coltivato,  e  ciò
facilmente,  perchè  i  coni  o  frutti  dell'abete  si  sollevano  in  alto,
e  quei  del  pézzo  s'  inchinano  verso  terra.  V'è  grande  abbondanza -
  ne'  boschi  del  Veneziano  che  dividono  l'Italia  dalla
Germania,  ed  è  lodatissimo  da  nostri  più  celebri  architetti  per
la  sua  proporzionatissima  lunghezza  e  grossezza  e  niuna  nodosità. -
  Lo  Scamozzi  citato  notò  alcuni  alberi  da  nave  e  da
galera  di  cento  e  venti  piedi  di  lunghezza.  Giova  moltissimo
all'uso  delle  travature  di  palchi,  tetti  e  soffitti  e  d'ogn'altra
cosa  occorrente  alle  fabbriche.  Anche  il  pézzo,  come  l'abete,
dee  essere  coltivato  in  monte  elevato,  tessuto  di  pietre,  e  battuto -
  dal  sole.  L'umido  e  l'ombra  lo  rendono  tenero  e  fragilissimo. -
  Le  moderne  esperienze  dimostrano  che  l'abete  e  il
pézzo  devono  tagliarsi  quando  l'albero  è  più  stillante  di  resina; -
  cioë  in  luglio  e  in  ogosto,  se  vegeta  in  luogo  grasso,  e
in  primavera,  se  si  trova  nel  magro.
(1)  E  voce  usata  ne'  nostri  veneti  dialetti,  e  più  volgarmente -
  ancora  caròlo,  che  corrisponde  più  ancora  che  non
tarlo  al  latino  caries.  Tuttavia  cui  spiacesse  la  introduzione
della  nuova  voce  può  sostituire  tarlo.  Spetta  poi  ai  naturalisti -
  l'osservare  se  vi  sia  differenza  speciale  fra  il  tarlo  propriamente -
  detto,  e  il  verme  che  produce  la  carie,
(4)  Scamozzi.  Archit.  P.  II.  Lib.  VII.  cap.  26.
            
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