LIBRO II.
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marittime. Evvi poi una qualità di materia piu
molle del tufo, e più solida della terra: la quale
bruciata dalla veemenza del fuoco sotterraneo ne
nasce in parecchi luoghi quel genere di arena
che si chiama carbuncolo (1).
CAPO VII.
Delle petraje (2).
28. Avendo parlato della calce e dell' arena,
e delle loro varietà e virtû, ne vien per ordine
ch' jo tratti delle petraje, dalle quali si cavano -
e si raccolgono le pietre quadrate e la quantità -
necessaria de’ cementi per gli edifizj. Queste -
dunque hanno dissimili e dispari qualità:
perchè alcune son molli, come ne contorni di
Roma le Rosse (3), le Palliensi (4), le Fidena¬(1) -
Avendo trattato nei precedenti capi della calce e delle -
sostanze che ad essa frammiste formano il cemento, cioe
quell'impasto che serve a collegar le pietre negli edifizi, sarebbe -
d’uopo trattare separatamente anche di questo. Ma
siccome Vitruvio si diffonde su ciò nel Lib. VII. dove tratta
degl'intonachi, cosi noi pure ci riserbiamo di farne allora parola.
(2) Si vegga la Giunta settima.
(3) Queste petraje si trovano dalla parte di Oriente e di
Settentrione tra le vie Latina, Flaminia e Cassia. Esse somministrano -
pietre di un colore simile a quello delle foglie di
rosa disseccate, e di queste è costrutto il muro, in cui si scopri -
il sepolcro dei Nasoni.
(4) Non si conosce ove si trovasse la città di questo nome. -
L'Ortiz dice che le pietre, che di là si traevano, sono
forse le stesse che furono poi denominate Gabbiensi, e di cui
Vitruvio non fa parola. Diffatti la città di Gabbio era posta
sulla via Prenestina 12. miglia distante da Roma.