CAPO III.
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asprezza con quelli non si congiungono. Perciò
devono farsi di terra biancastra (1), cretosa, o di
rubrica, o anche di sabbione maschio (2). Questi
densano la terra gettata da altri lavoratori, e cosi si opera
per tutta la lunghezza delle fondamenta. La terra, di cui convien -
far uso, dev' essere tale che si spogli facilmente dell'umidità, -
e che si possa ridurre in zolle; quindi non l'argilla
tenace, nè l'arena sciolta, nè la terra vegetabile, ma un misto -
delle medesime che offra le ricercate proprietà. Si lascia
poi disseccare la costruzione per circa sei mesi prima d' intonacarla. -
Lo stesso Cointeraux dice che gli sperimenti gli
mostrarono l'utilità di formar le volte con mattoni costruiti
alla medesima foggia e ridotti alla curva che si vuol usare.
E Leon Battista Alberti nel Lib. III. dice che il muro formato -
di mattoni crudi è molto proprio per la salute di chi
vi abita, e fa che gli edifizj sieno meno danneggiati dagl'incendj -
e dai terremoti; ma conviene che sia di una maggior -
grossezza, affinchè possa reggere al peso degl' intavolati,
e perciò saggia è l'avvertenza di Catone di formare di pietra
pilastri, sui quali devono appoggiarsi le travi.
Noi ci accordiamo a ritenere siccome utile questa specie
di costruzione negli edifizj rustici, ove non si esige tanto la
durata secolare quanto la momentanea economia; e sarebbe
certamente desiderabile che in tutte le provincie si costruissero -
cosi le abitazioni della parte più utile della società, la
quale deve tuttora ricovrarsi in abituri, che ricordano espressamente -
quelli delle nazioni più rozze e selvagge, ed entro
ai quali non solo il disagio che cagionano le intemperie, ma
il continuo pericolo di terribile incendio turba il riposo degl' -
infelici coloni. — Riteniamo però che quando si possa
labbricare con mattoni cotti si debba farlo; e perciò parleremo -
della loro costruzione nella Giunta terza.
(1) La creta volgarmente detta non è che un carbonato
di calce, quasi sempre frammisto a un pò di selce, di magnesia, -
e talvolta di allumina ed ossido di ferro. Hacquet
ha trovato che la creta di Volinia consta di 80 parti di calce -
carbonata, 7 di selce, 2 di allumina, 8 di magnesia e
o,5 di ossido di ferro. Si considera come una deposizione
marina, ed il sig. d'Amalius d'Halloy ne annovera cinque
modificazioni; cioè la creta ordinaria, quella a selci pallide, il
tulo, la sabbia di creta, e l'argilla cretosa. Quella, di cui parla -
Vitruvio, deve certamente appartenere a quest'ultima.
(2) Anche Plinio nomina questo sabbione; ma nè da quanto -
egli dice, nè da Vitruvio, nè da altri scrittori, che li sus¬