CAP.O II.
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mente nominate queste cose, ma proposto solo i
corpi individui, par non ostante che abbia detto
lo stesso, perchè essendo essi disgiunti non si offendono, -
nè si dilatano, nè si moltiplicano, ma
eternamente senza intermissione serbano insinita
solidità. Se dunque dalla congruenza di questi, pare -
che si generino e nascano tutte le cose, ed
essendo esse in infiniti generi dalla natura distinte, -
stimai dover trattare della varietà e della differenza -
dell' uso delle medesime, non che delle qualità -
che hanno negli edifizj; affinchè quando sieno -
conosciute, coloro che pensano a fabbricare
non errino, ma raccolgano materie adatte all' uso
delle proprie fabbriche.
CAPO III.
Dei mattoni.
13. Ln primo luogo discorrerò dei mattoni (1)
e di che terra s abbiano a fare. Non debbono es
(1) Come si ha da Vitruvio in più luoghi e specialmente -
dal Lib. I. al §. 46, nonchè da Plinio Lib. II. c. 56. e
Lib. XXXV. c. 14, gli antichi usavano due specie di mattoni: -
l'una di mattoni crudi e disseccati al sole, l'altra di mattoni -
cotti in una fornace. E cosa sorprendente che il nostro
autore, il quale riconosce la preferenza che meritano i mattoni -
cotti, ci dia poi solamente la descrizione dei crudi. Le
ruine di tutti gli antichi edifizj non offrono alcun avanzo di
costruzione di mattoni crudi, il che fece dire allo Scamozzi,
forse per ridere, che furono cotti dagl'incendj; ma ciò addivenne -
probabilmente perchè la pioggia e il lungo impero
del tempo li avranno stemprati e disciolti; ciò che fece per
avventura prescegliere i mattoni cotti.
VITRUVIO, Lib. II.