Full text : Lib. II (2)

GIUNTA  VII.
129
rando  i  caratteri  più  generali  e  più  distinti,  crediamo  di  distinguerle -
  in  pietre  molli,  pietre  dure,  e  marmi.
Le  pietre  molli,  come  sono  i  tufi,  che  estraendole  dalle
cave  mancano  di  quel  grado  di  durezza  ch'è  necessario,  e
che  acquistano  in  appresso  col  lasciarle  esposte  all’aria,  non
si  debbono  adoperare  subito  estratte,  perchè  disseccandosi  e
contraendosi  rovinerebberò  le  fabbriche.  Vitruvio  dice,  che  gli
antichi  le  estraevano  nella  state,  e  che  le  lasciavano  prima
di  adoprarle  esposte  per  due  anni  onde  s'indurissero  gradatamente; -
  dopo  di  che  sceglievano  quelle  che  avevano  meglio -
  resistito  alle  intemperie  per  impiegarle  nelle  parti  più
esposte  del  fabbricato.  Quando  si  possa  però  far  a  meno  di
usarle,  saranno  incomparabilmente  da  preferirsi  le  pietre  dure, -
  le  quali  si  riconoscono  ai  seguenti  caratteri.
Sono  queste  tutte  ruvide  al  tatto,  tutte  possono  segnare
il  vetro  bianco,  il  quale  è  men  duro  del  verdastro,  e  per  la
maggior  parte  sono  dure  quanto  basta  per  estrarre  scintille
dall'acciajo  con  cui  si  percuotono.  La  durezza  e  la  ruvidezza -
  delle  pietre  dure  non  è  sempre  dovuta  alla  selce,  come
si  credeva  comunemente  per  lo  passato,  e  come  supponsi
tuttora  dal  volgo,  poichè  anzi  le  più  dure  che  si  conoscono
non  ne  contengono  quantità  sensibile.  Queste  pietre  poi  a
differenza  delle  molli  devono  essere  impiegate  subito  estratte -
  dalle  cave  egualmente  che  i  marmi,  poichè  essendo  più
tenere  riescono  di  men  difficile  lavoro.  Bisogna  però  avvertire, -
  dice  il  Milizia,  di  levare  a  queste  pietre  quella  specie
di  crosta  terrosa  che  ordinariamente  le  riveste,  la  quale  assorbendo -
  l’umidità,  in  breve  tempo  si  riduce  in  polvere.  Fra
le  pietre  dure  le  più  abbondanti  e  più  numerose  nelle  loro
varietà  sono  il  quarzo  e  la  selce.
Non  conoscendosi  pertanto  la  natura  delle  pietre  si  deve
tuttora  ricorrere  ai  caratteri  empirici  per  dedurre  quali  sieno -
  le  migliori  nelle  costruzioni;  caratteri,  che  sono  affatto  incerti, -
  e  per  cui  bisogna  ripetere  l'assioma,  che  la  pratica  e
la  maestra  delle  esecuzioni.  Nulladimeno  si  stabilisce  che  le
pietre  dure  sono  incontrastabilmente  da  preferirsi  alle  molli;
che  migliori  sono  quelle,  le  quali  possono  resistere  al  carico -
  che  loro  si  deve  sovrapporre,  che  non  si  fendano  ne  per
l'eccesso  uè  pel  difetto  di  calorico,  che  non  si  guastano  al¬VITRVVIO, -
  Lib.  11.
            
Waiting...

Note to user

Dear user,

In response to current developments in the web technology used by the Goobi viewer, the software no longer supports your browser.

Please use one of the following browsers to display this page correctly.

Thank you.

powered by Goobi viewer