GIUNTA VII.
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rando i caratteri più generali e più distinti, crediamo di distinguerle -
in pietre molli, pietre dure, e marmi.
Le pietre molli, come sono i tufi, che estraendole dalle
cave mancano di quel grado di durezza ch'è necessario, e
che acquistano in appresso col lasciarle esposte all’aria, non
si debbono adoperare subito estratte, perchè disseccandosi e
contraendosi rovinerebberò le fabbriche. Vitruvio dice, che gli
antichi le estraevano nella state, e che le lasciavano prima
di adoprarle esposte per due anni onde s'indurissero gradatamente; -
dopo di che sceglievano quelle che avevano meglio -
resistito alle intemperie per impiegarle nelle parti più
esposte del fabbricato. Quando si possa però far a meno di
usarle, saranno incomparabilmente da preferirsi le pietre dure, -
le quali si riconoscono ai seguenti caratteri.
Sono queste tutte ruvide al tatto, tutte possono segnare
il vetro bianco, il quale è men duro del verdastro, e per la
maggior parte sono dure quanto basta per estrarre scintille
dall'acciajo con cui si percuotono. La durezza e la ruvidezza -
delle pietre dure non è sempre dovuta alla selce, come
si credeva comunemente per lo passato, e come supponsi
tuttora dal volgo, poichè anzi le più dure che si conoscono
non ne contengono quantità sensibile. Queste pietre poi a
differenza delle molli devono essere impiegate subito estratte -
dalle cave egualmente che i marmi, poichè essendo più
tenere riescono di men difficile lavoro. Bisogna però avvertire, -
dice il Milizia, di levare a queste pietre quella specie
di crosta terrosa che ordinariamente le riveste, la quale assorbendo -
l’umidità, in breve tempo si riduce in polvere. Fra
le pietre dure le più abbondanti e più numerose nelle loro
varietà sono il quarzo e la selce.
Non conoscendosi pertanto la natura delle pietre si deve
tuttora ricorrere ai caratteri empirici per dedurre quali sieno -
le migliori nelle costruzioni; caratteri, che sono affatto incerti, -
e per cui bisogna ripetere l'assioma, che la pratica e
la maestra delle esecuzioni. Nulladimeno si stabilisce che le
pietre dure sono incontrastabilmente da preferirsi alle molli;
che migliori sono quelle, le quali possono resistere al carico -
che loro si deve sovrapporre, che non si fendano ne per
l'eccesso uè pel difetto di calorico, che non si guastano al¬VITRVVIO, -
Lib. 11.