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GIUNTA VI.
Della pozzolana.
ra tutti i fenomeni della natura il più sorprendente e
ad un tempo il più spaventevole è quello che offrono alcune -
montagne denominate vulcani, dalle cui cime si veggono
sorgere quasi di continuo e fiamme e fumo, e di tempo in
tempo vomitarsi con grande esplosione torrenti di materie
fuse.
I tremuoti, i tuoni sotterranei, i violenti muggiti sono, dice -
Dolomieu (1), i precursori di queste eruzioni, cui tosto
sussegue l’aumentarsi del sumo che s'innalza in guisa di una
colonna verticale, la cui sommità in causa del proprio peso
si ripiega circolarmente, e pel soffiare dei venti assume la
forma di una folta nube, che trasportata a grande distanza
lascia di tratto in tratto lunghe striscie di fumo. Al progredir -
dell' effervescenza escono ceneri, scorie e pietre infiammate -
che slanciandosi divergono, e ricadono d'intorno alla
bocca del vulcano. Indi s'alza dal fondo del cratere una materia -
liquida ed ardente tutta simile ad un metallo in fusione, -
che finalmente trabocca, e scorrendo rovescia e trascina
tutto ciò che le si para dinanzi, e va ad occupare i circostanti -
terreni per molte leghe portando lo sterminio e la desolazione -
ove poco prima regnava l'abbondanza e la calma -
(2).
Prima e dopo le eruzioni delle lave liquide, gettano quasi -
sempre i vulcani un' incredibile quantità di sabbie e di
scorie più o meno voluminose e porose oltremodo. A certi
intervalli però vomitano materie più argillose, delle quali
(1) Memorie sull' isole Ponzie pag. 164 e seg. e pag. 278 e seg.
citate da Haüy nel suo trattato di Mineralogia.
(2) Molti di questi vulcani si sono da gran tempo vuotati, e non
gettano più nè fiamma nè fumo. Fra quelli che tuttora fervono i piu
celebri sono l'Etna in Sicilia, il Vesuvio presso Napoli e l' Ecla in
Islanda