Full text: Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsgeschichte / Kanonistische Abteilung (2 (1912))

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Andrea Galante,

In tal modo e dal testamento di Giustiniano Partecipazio
e dalla tradizione consacrata nelle cronache venete la fondazione
della Basilica di 8. Marco, si presenta come una fondazione
privata, per cui la Basilica aveva il carattere di una chiesa
privata o dominicale.1) Percio, secondo la pratica vigente
nel sec. IX, che si era sempre piü venuta affermando contro
le espresse disposizioni dei diritto pontificio dell ’ epoca
gelasiana, e che aveva finito per essere sanzionata dalla
Curia Romana, la Basilica era in piena proprietä del fondatore
e dei suoi successori, che avevano piena facolta di nominare
il clero officiante, indipendentemente da qualsiasi ingerenza
vescovile. Per S. Marco poi e specialmente notovole il fatto
che la sua fondazione c posteriore solamente di pochi anni
alle decisioni del Sinodo romano tenuto nell’ 826 sotto
Eugenio II, che riconosceva ufficialmente le chiese private
e i privilegi dei fondatori, conservando un simulacro di
sorveglianza vescovile, che in pratica non veniva attuata.2)
werke, 1876 e ora Lenel, Die Entstehung der Vorherrschaft Venedigs
in der Adria, 1897, p. 85—103 (Zur Kritik Andrea Dandolos).
x) 6fr. Ulrich Stutz, Die Eigenkirche als Element des mittel-
alterlich-germanischen Kirchenrechtes, Berlin 1895; Idem, Geschichte
des kirchlichen Benefizialwesens von seinen Anfängen bis auf Ale-
xander III., Berlin 1895. Yol. I, parte I; Idem, Eigenkirche, Eigen-
kloster, Leipzig 1912 (estratto dalla Realenzyklopädie für protestantische
Theologie und Kirche, di Herzog-Hauck, Ergänzungsband, 3. ed., ma-
gistrale riassunto della storia delle chiese private e delle numerose
indagini, a cui diedero luogo negli ultimi tempi, con ampia biblio-
grafia). Cfr. anche Galante. La condizione giuridica delle cose sacre, I.
Torino 1903, p. 104 seg.; Idem, 11 diritto di patronato nei documenti
longobardi, negli Studi in onore di Vittorio Scialoja, Milano 1905;
Idem, Giuspatronato, nella Enciclopedia giuridica italiana, vol. VII
colle opere ivi citate. — 2) Concil Roman, a 826, c. 21: “De mona-
sterio vel oratorio, quod a proprio domino soli aedificatum est. Mona-
sterium vel oratorium canonice constructum a dominio constructoris
invito non auferatur, liceatque illi id presbitero, cui voluerit, pro sacro
officio illius dioceseos et bonae auctoritatis dimissoriae cum consensu
episcopi, ne malus exsistat commendare ita, ut ad placita et iuxta reve-
rentiam ipsius episcopi oboedienter sacerdos recurrat “ (in Monumenta
Germaniae, Capitularia I, p. 374); sulla mancata attuazione pratica
della sorveglianza vescovile, cfr. Stutz, Eigenkirche, Eigenkloster,
cit. p. 7. Le disposizioni del Sinodo Romano dell' 826 furono rinno-
vate in quello dell’ 853 tenuto sotto Leone IV (C. 21 e 24 in Mansi,
Conciliorum amplissima collectio, T. XIIII Coi. 1006).

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