Full text: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

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appoggia l'altra ad vn tridente: quasi egli in simigliante occorrenza vsasse nel mare l'Imperio di Nettuno, & il dominio, che tiene sopra gli animali maritimi il Delfino, e vi sono le lettere S. C. cioè Senatus Consulto : auuertendosi, che tali parole dichiarate vna volta non si replicheranno altroue.
   In altra medaglia si vede vn contrasegno ben grande del valore, e della gloria di Agrippa; percioche vinto, ch'egli hebbe, come Capitano di Cesare, Marcantonio, e Cleopatra, e che fù debellato l'Egitto, volendosi mostrare il rincontro di tanta vittoria, fù stampata la
   8. medaglia con due teste da vn lato, e lettere nel disopra: IMP. nel mezo PP. e nel disotto DIVIF. cioè Imperator, Pater Patriae, Diui Filius . Et hà nel rouescio vn Cocodrillo legato ad vna
   9. palma, dalla cui cima si vede pendere all'ingiù vna corona, e nel trauerso della merà, si legge: COL. NEM. la testa però, che dimostra maggiore età, è senza fallo quella d'Agrippa coronata di rostri, e l'altra cinta d'alloro è di Cesare. Hà nell'opposto lato il Cocodrillo legato alla vittoriosa, & inghirlandata palma, per dar a vedere con la figura di cotal animale, de'quali l'Egitto abbonda, la soggettione seguita di quella Prouincia: e le parole scritteui possono interpretarsi: Colonia Nemausium , ouero Nemausiensium : cioè, che la Colonia Nemausiense, che fù l'vna delle quattordici fatte da'Romani nella Gallia Narbonese, fabricasse simil medaglia a gloria di Cesare, e di Agrippa, il quale, senza l'altre sue lodeuoli virtù, hebbe in sè tale magnanimità, che quantunque fosse priuato Cittadino, gli diede nondimeno il cuore di edisicare, a proprie spese, il Panteon a Gioue Vltore, cioè vendicatore, di marauigliosa altezza, di forma rotonda, e di bellissima struttura: vna delle più ricche, e famose fabriche de'tempi andati, & in cui, oltre il massiccio, condotto con mirabile architettura, veggonsi pur'hoggi varie incrostature, & ornamenti di porfidi, di serpentini, e d'altri pregiati marmi, con alquante Colonne per grandezza, e per eccellenza di pietre, e di maestria notabili; sopra le quali vna ben grande, e maesteuole trauatura di metallo Corinto, sosteneua il tetto dell'ampio, e ben'ornato portico, che secondo il parere de'più antichi era già coperto di lamine d'argento: le porte, che chiudono il Tempio, fabricate, anch'esse, del medesimo metallo, dimostrano nella immensità dell'opera, maggiore l'artificio, non si scorgendo in esse cosa, che di altro dia segnale, che di vna esquisita, e lodeuole perfettione. Nè minore fù l'opera, che frà le molte, e ben grandi, fece Agrippa riconducendo a proprie spese entro Roma l'acqua Martia già perduta, e conducendo la Vergine la migliore, e la più purgata, che di presente vi sia, e chiamolla Augusta; di che tanto piacere si prese Cesare, che sopraggiunta la Città da penuria di vino, e querelandosene il Popolo, egli disse: hauere Agrippa proueduto a sufficienza, che non douesse perire alcuno di sete. Fece oltre a ciò rifare gli edifici publici, e tutte le strade, e nettare in guisa le fogne; che si poteua nauigando per esse passare nel Teuere; & altre cose operò di gran rilieuo in beneficio publico, senza però caricarlo di alcuna spesa: hauendo anche scacciati di Roma, mentre fù Edile, gli Astrologi, e gli huomini, che dauano opera all'arte magica.
   Non potè in quel tanto la pace procurata da Cesare con gli altri, non aprir la guerra con Antonio; il quale incolpatolo d'hauersi fatte proprie le ragioni, e la potenza di Lepido, e di Sesto, senza participargliene; Cesare biasimaua all'incontro lui, che ritenesse per sè l'Egitto; il che per ragion di sorte non gli era toccato, e che hauesse vcciso Sesto, a cui egli perdonò: querelandolo etiandio delli smisurati doni di Città, e Regni fatti a Cleopatra, & a'figliuoli; l'vno de'quali, ridotto alla stirpe del Diuo Giulio, era da lui chiamato Cesarione: Queste furono le querele, che fra di essi correuano, e fin'allhora dissimulate da Augusto; peroche essendosi hoggimai tolti dinanzi gli ostacoli de gli altri, restaua il vedersi sacrificata questa sola vittima alla potenza di lui. Accesosi pertanto l'animo feroce, e bellicoso di Marcantonio, e venuti ben tosto amendue alla rottura di guerra, mandò Antonio ad Ottauia il repudio; hauendo generati di Cleopatra due figliuoli, e proposto di farla anche Imperadrice di Roma. Condottosi pertanto con grossa armata, & in compagnia di lei, ad affrontare Cesare ad Attio, e veduto, che Cleopatra nel maggior'ardore della battaglia si prese la fuga, senz'altro riguardo hauere di sè, ò de'compagni, ò dell'honore, si propose di seguitarla, e ne restò l'armata poco appresso sconfitta. Dopo la qual vittoria, lasciata da Cesare la cura di Roma, e dell'Italia a Mecenate, & Agrippa, esso, per debellare Antonio, si trasferì nell'Egitto; & assediatolo in Alessandria, ad ammazzarsi da sè stesso lo costrinse: 

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