Volltext: Angeloni, Francesco: L' HISTORIA AVGVSTA DA GIVLIO CESARE A COSTANTINO IL MAGNO. Illustrata con la verità dell'Antiche Medaglie DA FRANCESCO ANGELONI

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PROEMIO


   SOLONE de'sette Saui della Grecia il Sapientissimo, andato in Sain Città dell'Egitto, à ricercare da quei Sacerdoti di Neite ciò, che di ricordanza serbauano ne gli antichi annali de'fatti memorabili nel mondo accaduti, e di quelli principalmente, che alla Grecia apparteneuano, essendonc essi riputati peritissimi; da vno di loro grande d'anni, e di sapere, in cotal forma, con breui, ma saggie parole, sentì fauellarsι. Egli è certo, ò Solone, che voi Greci siete sempre Fanciulli, nè della Grecia è alcuno, che vecchio sia. Di che il Sauio chiesta la cagione, simil risposta ne riportò. L'hauer voi Greci gli animi spogliati del conoscimento dell'Antichità, e della scienza delle cose passate, palesa la fanciullezza vostra. Il cui prudente detto hebbe persolo fine lo inalzare il sapere Egittio, e l'auuilire, ad vn tratto, gli Ateniesi, e gli altri Greci, appresso de'quali stauansi in obliuione le opere illustri, e per Antichità memorabili de'Maggiori loro non meno, che de'Stranieri. E nel vero, che raccogliendosi l'antica nobiltà de'lignaggi dalla virtù de gli Aui, non può con giusto titolo dirsi giouane quel Popolo, che pregiar si può sopra gli altri di eroica, e di famosa Historia. Quindi è, che i Romani propostisi d'imitare tutto quello, che di grande, e di ammirabile appresso gli altri per prima era auuenuto, celebrarono con sourani honori gli Autori loro, inalzando molte, e preclare memorie à Marte, & à Quirino: e denominarono se stessi Eneadi, e Dardanidi, per dar'à vedere la prima origine, che traeuano da Enea, e da Troiani. Ma quantunque lasciassero co'Tempij, co'Mausolei, co'Teatri con le Colonne, con gli Archi, con le Statue, con l'Inscrittioni, con le Medaglie, e con più altri egregi testimoni, molti rincontri della virtù, e della magnificenza, e grandezza loro, poco nondimeno è mancato, che Roma, e l'Italia tutta, non ritornassero ad esser giouani nelle rouine di vno smisurato, & altissimo Imperio; hauendo la voracità del Tempo, e la barbara maluagità con gl'incendij, e col ferro, così illustri monumenti quasi affatto abbattuti. Laonde non communi lodi si deono alli moderni Scrittori, che con l'inuestigare quelle, quasi estinte reliquie, hanno riposto il giă perduto vso delle buone lettere nell'antico splendore, & aperta con ciò altrui la via di penetrare la sostanza d'infinite chiare memorie distrutte, che se fossero à noi giunte intere, sarebbono efficacemente valute par la più spedita intelligenza de gli antichi Autori; alcuni de'quali ben ci sono dal colmo di tante lunghe rouine auanzati; ma per lo più così contrari frà loro, ò corrotti, ò mancheuoli, che richiedono l'essere almeno suppliti, là doue il modo si porge di farlo. E benche paia, che per tal conto fossero basteuoli le Inscrittioni antiche rimaste; essendo quelle nondimeno per lo più, di persone priuate, rìspetto il piccol numero delle publice de gl'Imperadori, ò d'altri Magistrati; principalissimo luogo si giudica perciò, che tengano in questa parte le Medaglie; poiche oltre il trouarsene in gran numero, non solamente li nomi, e i titoli; ma ci pongono dauanti l'ordine, e la successione 

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