Full text: Simeoni, Gabriele: DIALOGO PIO ET SPECVLATIVO,

13.

Ma dimmi di che ti duoli tu?
   DIPIS.. Del male, che senza aspettarlo mi è interuenuto.
   VRAN.. Tuo danno. Se quando io parlai teco in Roma, tu haueßi creduto ai miei fedeli consigli, fondati nõ sopra la difficile & però incerta, non falsa scienza delle stelle (se gia noi non voleßimo che elle fossero create in vano) ma sopra al giuditio delle nature de gli huomini, dell'ordine inconstantißimo di fortuna, della sperienza del mondo, & su la diuersità di tanti essempli notati nelle historie, a te non sarebbe questo danno accaduto, ne io harei fatica d'hauerti hora à consolare: ma tu hai veramente fatto secondo il tuo nome, che altro non contiene che incredulità, scordandoti di quel volgare Prouerbio vsato à Fioẽza, che dice, CON I DISCREDENTI SI GV ADAGNA. Al quale io aggiungo poi questo di mio capo. CHI MANCA AMOREVOLMENTE A QVEL, CH'EI DEBBE, E FORZATO DI FARE CIO CHE NON CREDE.
   DIPIS.. Che vuoi tu per questo inferire?
   VRAN.. Che tu non pensaui mai che quella felicità ti doueßimancare, & che simili à te (che in quel tempo
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