Full text: Simeoni, Gabriele: ILLVSTRATIONE DE GLI EPITAFFI ET MEDAGLIE ANTICHE

237.

ti & cognosciuti piu humani, discreti & clementi di loro.
   

Scriuono adunque Aristotile & Plinio, che riscontrando l'Elefante vn huomo smarrito per cammino, gli insegna la strada, & trouando l'orme de suoi piedi, non ardisce guastarle: doue la crudelissima & però vilissima Tygre arrabbiata subito vi conduce i figliuoli per instruirli di buona hora à essere micidiali & nimici dell'huomo. Et il generosissimo Lione non perdona egli all'altre fiere che prostrate

in terra fanno segno di chiedere mercede? assalendo sempre il maschio, se si viene à combattere, ne diuorando i teneri

animali se non necessitato dalla fame? Et se per sorte tiratogli vn dardo o altra sorte d'arme non si sente ferito, subito che ha giunto il suo nimico, non gli fa altro male che vrtarlo & gittarlo per terra, come in contrario cognoscerà tra mille, assalterà & vcciderà vn'altro, che l'harà ferito. Tutte le quali proprietà & atti nobili fanno che sia

nobilissimo fra tutte le altre bestie riputato, si come ignobilissimi i Lupi, gl'Orsi, i Tori, i Cigniali, i Cani, & altri che incrudeliscono anchora intorno à i corpi morti, come elegantissimamente scrisse Ouidio nel III. libro de Tristibus alla quinta Elegia, doue ei dice:

Margin note:

Ouidio.

Quo quisque est maior, magis est placabilis irae,
Et faciles motus mens generosa capit.
Corpora magnanimo satis est prostrasse Leoni,
Pugna suum finem cùm iacet hostis habet.
At Lupus & tristes instant morientibus vrsi,
& quaecunq; minor nobilitate fera est.


   La onde concludendo col medesimo Poëta il mio discorso, mi seruirò qui per vltimo di quegli altri versi, che
y 3 egli

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