Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

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si deue prendere, per la stella crinita, ouero Cometa che apparue, vscito ch'egli fù di questa vita. Ilche ci dimostrerà anco la iscrittione intorne alla testa DIVO IVLIO , ouero DIVIIVLI . Ma oltre la sopradetta moneta, io ne ho vn'altra, in rame, la quale ha da una parte la testa di vna Vittoria alata, & ha dall' altra una gran figura di una Vittoria parimente alata, che con la destra sostiene vna palma sopra le spalle; e nella sinistra tiene non so che non tre palle dentro, a i cui piedi scorgesi ancora vn fulgure; dirimpetto alla quale leggonsi queste lettere. OPPIVSPR . . cio è Oppius Pręsectus. oueramente Oppius pretor la qual moneta io giudico eßere stata battuta intorno à questi tempi; & in occasione di alcuna di queste vittorie di Cesare. Il fulgure à i piedi della Vittoria, altro non significa, che la fama per tutto il mondo sparsa di detta vittoria, riferendosi quello all'ampiezza della gloria delle cose fatte, difusa per tutto lo spacio dell'vniuerso, si come noi altroue habbiamo detto. Quell' Oppio, che si legge nella iscrittione doueua essere Prefetto della città, il quale à quel tempo fece battere la presente moneta. Et questo Oppio, fù ancora pretore. Questo Oppio credo che fosse vno de gli amici di Cesare, il quale fù perauentura creato prefetto della città sotto la signoria di esso Cesare. Di cui fa mentione Plutarco in Cesare in piu luoghi, mostrando essere stato suo amico. Di Oppio amico di Cesare, scriue ancora Tranquillo nella sua vita, doue parla dell' amore di C. Cesare verso Cleopatra, e di vn figliuolo nato di quella, a cui pose il suo nome, con tali parole. Quam denique accitam in vrbem non nisi maximis honoribus, praemijsque auctum remisit, filiumque natum appellare nomine suo paßus est. Quem quidem nonnulli Graecorum similem quoquae Caesaris, & forma, & incessu tradiderunt. M. Antonius agnitum etiam abeo, Senatui affirmauit, quae seire C. Martium, et C. Oppium, reliquosque Caesaris amicos: quorum C. Oppius, quasi planè defensione, ac patrocinio res egeret, librum edidit, non esse Caesaris filium, quem Cleopatra dicat. Nel qual luogo noi vediamo Suetonio far mentione di questo Oppio. Nè di altro Oppio, che di questo al tempo di C. Cesare, trouo gli autori hauere scritto cosa alcuna. Ma noi diremo, che la gente Clouia, ouero Cluuia, (conciosia che nelle antiche memorie questo nome nell'vno e l'altro modo si ritroua scritto) è cosa incerta s'ella fusse patricia, ouero plebeia, benche di essa si troua farsi frequente mentione, non solo appresso gli scrittori, ma ancora nelle antiche iscrittioni de i marmi. Ma la gente Oppia fù plebeia, della quale cosi scriue nel suo libro delle famiglie Romane Fuluio Vrsino. Oppię gentis plebeię facit mentionem Liuius lib. 33. in quo no minat. C. Oppium Tr. pleb. qui legem Oppiam de matronarum habitu tulit. anno DXL. In lib. autem 35. L. Opij Salinatoris meminit, qui anno DLX. Aedilis plebis fuit. Q. Opij, qui in ęreo huius tabellę nummo Praetor descriptus est, mentio (vt opinor, extat apud Appianum in Mithridatico, qui inquit. Laodicenses autem Lyciaccoles adhue resistentes, ad quos Q. Oppius practor cum equitibus & mercenario militie se receperat, per praeconem ad moemi missum inuitauit his verbis; Mithridatem regem promittere Laodicensibus securitatem, si Oppium ei dederint, qui audito praecone, mercenarios dimiserant in
columes,

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