Volltext: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

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VI . cap. XXII . con tali parole. Postea enarrauit, Romanos, & Caesarem, mirum in modum in auditis iustitiã ille suspexit, quod pares pondere Denarij essent in captiua pecunia, cum diuersae imagines indicarent à pluribus factos. Qui per il testimonio di Plinio veggiamo, che molte monete Romane di argento erano il Denario, variamente segnate; & che si trouauano etiandio del medesimo peso. Et quelle, che non rispondono al peso, non sono Denarij, nè monete, come di sopra mostrato habbiamo. Liuio ancora insieme con Plutarco si accordano in vn certo luogo, che i Bigati Romani fussero nel numero di quelle monete, che erano il Denario, i quali luoghi sono pur'à tal proposito allegati dal Portio contai parole. Idem Liuius, si cum Plutarcho conferatur, comprobabit, denarios, & drachmas, eiusdem aestimationis fuisse, cùm alter ipsorum drachmas, alter totidem Bigatos Badio Nolano à Marcello donatos referant. Il Portio, mentre che vuole agguagliare il peso della dramma Attica al Denario Romano, mostra per questi luoghi pareggiati di Liuio & di Plutarcho, che i Bigati Romani erano Denarij. Ora per terminar questo ragionamento nostro delle monete antiche; & per uenire alle altre parti proposte del nostro discorso, io uorrei imparar da quelli, che tengono, che tutte le medaglie, d'oro, d'argento, & de'metalli, sieno appo gli antichi state monete, quale medaglia d'oro con le effigie de'Principi foße la dramma aurea à que'tempi, che tanto ualeua la dramma, quanto un ducato d'oro de'nostri tempi, non trouandosi alcuna medaglia Romana in oro di così poco peso. Ancora il Nummo Romano, che pesaua due dramme, & ualeua due ducati d'oro, à qual medaglia d'oro degli Imperadori corrispondeße del peso. I Denarii Romani, che ualeuano dieci Assi, de i quali habbiamo di sopra parlato, quai foßero, che valeuano per ciascuno soldi dodici in tredici de'nostri, qual medaglia era de i Principi segnata. Conciosia cosa, che di tali medaglie di argento de Cesarine ueggiamo di uarij pesi, & alcune picciole, altre grandi, & altre di mezana grandezza. Gli Assi di rame Romani, iquali erano di tal lega, che dieci ualeuano un Denario d'argento, si come dieci Denari ualeuano una dramma aurea, conuenẽdo il rame cõ l'argento, & l'argento, con l'oro in decupla proportione, & ciascun di queste assi ualeua come un Baioaco, cioè quattro quattrini, à qual medaglia di rame, ouer di altro metallo de'Cesari rispondeuano del peso, trouandosi parimente di queste de'medaglioni, medaglie col cerchio, medaglie grandi, picciole, & di quelle che mezane erano di grandezza. Il medesimo questi mi dicano delle Silique, Dipondio, Sestanti, Trienti &, Quadranti, i quali Trienti & Quadranti, scriue Plinio nel lib. XXX III . al cap. III . che haueuano il segno di una forma di naue, sì che altro segno non haueuano dell'effigie del Principe. Il Sestertio minore, ouero il sestertio nummo, pronunciato così da'Romani nel genere del maschio, era moneta picciola d'argento, che ualeua due assi & mezo, cioè dieci de'nostri quattrini, & era posto per la quarta parte d'un Denario, à qual medaglia de gli Imperadori d'argento si potrà tal moneta agguagliare. Del qual sestertio così parla il Budeo. Sestertius enim nunquam aereus fuit, sed ab initio statim duos aßes & semissem valuit. Assis verò aereus eat. L'altro sestertio maggiore pronunciato da'Latini nel genere del neutro, Sestertium, à differenza del sopradetto minore, valeua due libre & mezo di argento, cioè dugento &
cinquanta

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