Full text: Erizzo, Sebastiano: DISCORSO DI M. SEBASTIANO ERIZZO. Sopra le Medaglie de gli Antichi.

242.

stimato degno di grandissimi onori. Si come ancora le colonne dauano segno di chiara & alta fama da essere inalzata infino al cielo, & sopra la conditione de' mortali. Di che noi ragionato habbiamo altroue. Adunque noi diremo, che l'obelisco, ehe si vede nel riuerso di tale medaglia significhi l'altezza della gloria di Traiano, che tutta via andasse surgendo & crescendo, per la imperfettione che si scorge di questo edificio non finito, & per le figure, che à canto di quello si scorgono, che par dimostrino cõ quelli istrumenti in mano di volerlo finire, alludendo cosi alla sua gloria crescente. Vedesi parimente, & io ho appresso di me vna medaglia, in rame, grande, di vn Nerone, molto giouinetto, dinanzi al volto del quale si vede intagliata vna palma, con lettere tali intorno. IMP. NERO. CAESAR. AVG. P. MAX . Ha per riuerso il medesimo segno dell'obelisco imperfetto, con le due figure à canto; l'una delle quali tiene vn'istrumento da muratore in mano, che par che medesimamente significhi la gloria crescẽte di Nerone, tanto piu vedendouisi nella medaglia esso Nerone molto giouinetto. Ma che questi obelisci ouero pirami di ne' riuersi delle medaglie altro non significhino, che l'altezza della gloria di quel Principe, per le ragioni sopradette, noi vediamo vna medaglia, in rame, d'Adriano di mezana grandezza, c'ha per riuerso vn'obelisco, ouero piramide; & parimente vn'altra medaglia, in rame, grande, di vn'Aurelio Cesare, c'ha per riuerso il medesimo obelisco; i quali obelisci in tali medaglie segnati, altro non significano, che vna chiara & alta gloria di questi Principi; & ci dimostrano i loro grandissimi onori & la lor fama da essere inalzata infino al cielo. Le quali medaglie antiche io ho appresso di me. Ne dobbiamo noi prendere marauiglia, se le dette piramidi si solenano appresso gli antichi mettere per simbolo della gloria, conciosia che esse piramidi furono da gli antichi medesimi nominate & celebrate per vno de i sette piu rari miracoli del mondo; come furono le grandi & magnifiche piramidi dell'Egitto. Delle quali scriue Plinio al lib. 36. cap. 12. piu cose, & che per farne vna sola stettero trecento sessanta mila persone venti anni, & poi in tre altre consumarono di tempo settant'otto anni & quattro mesi. Vedeuansi queste piramidi di grandezza diuersa l'una dall'altra, ma scriuesi, che la maggiore occupaua di spatio di terreno otto iugeri, cioè quanto vn par di boui potesse arare in otto giorni; & che hauea quatto angoli eguali l'uno all'altro, & ciascuno di larghezza di ottocento e ottanta piedi. Et l'altezza sua era tanta, che malageuolmente con l'ingegno vmano poteuasi misurare. La forma d'esse piramidi eta in quanto alla larghezza di quattro faccie, & nella lunghezza poi, ouero altezza veniua assottigliandosi dalle base infino in capo quasi à guisa di fiamma. Et la cagione, perche cosi quelle facessero, si può credere che altra non fosse, che per farle durabili dalla sua forma, & come perpetue à far resistenza alla violenza del fiume Nilo, quando esso inonda il paese dell'Egitto, & parimente à contendere contra il continuo soffiare de'venti: cõciosia, che niuna forma piu vale, & è piu potente ad opporsi, & contrastare
ad ogni

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