Full text: Vico, Enea: DISCORSI DI M. ENEA VICO PARMIGIANO, SOPRA LE MEDAGLIE DE GLI ANTICHI DIVISI IN DVE LIBRI.

53.

nummi. B enche G iulio P olluce nel nono delle dittioni scriue, che nummus è uocabolo R omano, & anco G reco, di quegli, che in I talia , e in S icilia habitarono. A ristotele nel quinto dell' E thica cap. v. dice, che è chiamato nummo, perche è indotto dalla legge, non dalla natura; e gli fu dato questo uocabolo da que' primi G reci, che imposero le leggi, accioche que' pezzuoli di metallo fossero prezzi alle cose, e uolsero, che νóλiσμa fossero nomati, come cosa legittima. e però dice τοῦ νομὰ ἐχεινόμισμα ὅτι οὺ φύσι, ἀλλὰ νόμω ἐςι: il cui senso é tale, in cambio della permutatione necessaria uenne il danaio, ilquale fu indotto per legge, e però egli fu chiamato nummo, e nomisma; perche e' non è fatto dalla natura, ma dalla legge; e segue. B isogna adunque, che sia una cosa sola, e questa per suppositione, ond'è ch'ella si chiama nummo, perche il nummo fa ogni cosa misurabile. L a medesima legge riceuerono non solamente i G reci, ma tutte le altre genti, anzi quasi tutta la generatione humana: percioche fra gli antichi scrittori è memoria, alcune altre nationi hauer segnato l'oro, e l'argento prima de' G reci. E con tutto che νóμισμα, sia nome G reco, mutata non dimeno una lettera, i P oeti L atini si usurparono il medesimo nome, si come H oratio nel secondo dell' E pistole.
   R ettulit acceptos regale numisma, P hilippos.
   C he questo nome numisma, e cosi nummus sia tolto dal sonte Greco, che è νóμος, cio è fluxit, ne fa testimonio Agricola nel primo de' pregi delle monete. Scriue Epicharmo in Ollis ἀλλ' ὃμως καλοὶ καὶ πίοι ἄρνες ἐνρήσουσι δέμοι καὶ νούμμους, cio è. Agni, sed tamen pingues boniq́;, nummos afferunt. Et appresso κῆρυξεὼν ἒνθυς πρίαμαι δέκα νουμμον μόσκον καλὴν, cio è. Praeco hinc ibo, nummis uitulam emam pulchram decem. E t A ristotele nella R epub. de' T arentini dice, che nomisma è chiamato da lor nummo, & in quello hauer segnato la figura di T aranto figliuolo di N ettuno , ilqual siede sopra un D elfino dall'un lato; e dall'altro sopra un cauallo. E benche P olluce scriua, che nummo è parola G reca usata per questo da' S iciliani, e da' T arentini; tuttauia perche per le parole d' A ristotele conferma i G reci hauere usurpato i nomi di V ncia, di S estante, e di Q uadrante, iquali senza dubbio, dice esser R omani; i medesimi S iciliani e T arentini, come uicini, si puo uedere da i R omani hauer tolto questo uocabolo nummo. V edi I ulio P olluce.
   L' altro uocabolo G reco delle medaglie, che è il secondo, è χρήμα, ab utendo, cio è dall'usare appellato. L a moneta si usa a comprare ogni cosa al uiuere necessaria. E si come la pecunia appresso i I urisconsulti non so
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