Full text: Angeloni, Francesco: LA HISTORIA AVGVSTA DA Giulio Cesare infino à Costantino il Magno

286.

testa senza corona, e lettere: VERVS AVG. ARMENIACVS, hà nel rouescio il simulacro della Dea Liberalità in piedi, che sostenendo con la sinistra il Cornucopia, solleua con la destra la tessera; in cui stà notato quello, che distribuir si doueua, e v'è scritto: LIBERAL. AVG. TR. P. V. IMP. II. COS. II. e nel vero, che la liberalità ne'Principi è quella, che più d'ogni altra cagione vale per catciuar gli animi di coloro, in prò de'quali s'impiega; e specialmente de' sudditi.
   L'adulatione, che in que'tempi era in colmo, conuiene, che apparisse tuttauia maggiormente nel ritorno di Vero; perche quantunque fossero noti gli auuersi costumi di lui, e quanto più dedito era a'piaceri, alle lussurie, & alle crapule, che al ben reggere, & al beneficare i sudditi; nondimeno gli fù stampata la medaglia, con testa cinta di alloro, e
   11. lettere: L. VERVS ARM. PARTH. MAX. con lui medesimo in piedi armato, col paludamento, e che a capo scoperto stà dinanzi ad vna Donna sedente, che posa i piedi sopra il globo mostrandosi padrona del Mondo: copre la testa di celata, & hà l'hasta nella sinistra mano; porge la destra all'Imperadore, che altresì la sua d stende, e vi si legge: TR. P. VII. IMP. IIII. S. C. La Donna suddetta altri non è, che Roma; la quale in cotal guisa riceue Vero e lo festeggia.
   Ma infausto fù il ritorno di Vero, e varie riuscirono le altrui prospere imprecationi; perche alla gran carestia, che danneggiaua la Città, e l'Italia, sopraggiunse vna fiera pestilenza, che tutto afflisse, & esterminò popoli interi. La onde conuenne ammettere, che vari Sacerdoti di paesi esterni esercitassero in Roma loro sacrifici, conformei propri riti; & oltre a ciò soprastando alle suddette calamità la guerra Marcomannica, e d'altre Nationi solleuate; si mossero amendue gl'Imperadori per reprimerle, come al solo nome dell'essersi posti in viaggio, auuenne. Ma nel ritorno, cadde Vero appresso di Altino apopletico, e come si disle in Marco Aurelio, in tre giorni morì: fece pertanto il fratello ricondurre il cadauero a Roma, e Deificatolo, il ripose nel sepolcro de'maggiori, dopo anni quarantadue di vita, con vndici d'Imperio tenuto con Marco. Nell'atto della consecratione fù eretta a Vero la solita Pira con ornamenti vari, e postaui sopra la Quadriga, quasi e gli trionsante si fosse partito dal mondo; e se ne vede il segnale in medaglia, con testa, & elogio DIVVS VERVS. Stà nel rouescio cotal Pira, intorno la quale si legge: CONSECRATIO. S. C. Così fatte machine si sono vedute in Antonino, & altri.
   Si raccoglie ancora simil rincontro in medaglia, con testa, e lettere già dette, con l'Aquila nel rouescio, che calca il Mondo: quasi che fatta di già Diuina, non più si curi delle glorie di quà giù; e vi si legga: CONSECRATIO. S. C. la qual Aquila si è delineata altroue.
   Conuiene, che fra gli altri honori procurati, e fatti da Marco al fratello Vero dapoi, che egli morì, fosse l'vno quello de'giuochi Circensi; nel quale si conducesse il Carro tirato da quattro Elefanti, con altrettante guide sopra, e vi staua la Statua d'oro, o d'argento, o pur d'auorio del morto Imperadore sedente in maestà, e per auuentura sotto alcun
   12. Baldacchino, secondo si raccoglie nella medaglia, con testa di lui, e lettere notate, e che vn così fatto Carro contiene, con l'inscrittione: CONSECRATIO. S. C.
Lucilla

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