Full text: Angeloni, Francesco: LA HISTORIA AVGVSTA DA Giulio Cesare infino à Costantino il Magno

35.


Così qual vasta Mole a terra cade
Dal troppo peso suo grauata, e spinta,
Cadi trafitta al suol da le tue spade,
E da' tuoi Figli incatenata, e vinta;
Nè hauẽdo a opprimer più, tù resti oppressa,
Nè doue vincer più, vinci te stessa.

Ma poi quei grandi, e gloriosi Augusti
Mossi a pietà ti solleuaro in parte,
E rinouaro i secoli vetusti,
Con l'opre hor di Mercurio, hora di Marte,
E souente nel Foco, e ne l'Agone
T'arrichiro di Palme, e di Corone.

La vastità d'innumerabil campi
Occupi tù co' tuoi gran giri immensi;
Poi ti dilati, e sì di gloria auampi,
Che di farti sol grande altro non pensi;
E tanto è il Cielo al tuo desir secondo,
Che quasi sembri epilogato vn Mondo.

Da i Mari innauigabili, ed ignoti.
L'intiere Balze in sù i volanti Abeti,
E i metalli più occulti, e più remoti,
Vengono ad innalzar tetti, e pareti;
E per far più superbi i tuoi disegni,
Manda l'Arabia tributaria i legni.

Indi con tante Moli al Ciel sublime
Vai sù le nubi accumulando i monti;
De' superbi Obelischi alzi le cime,
E con Archi immortali incurui i Ponti;
E quà logge marmoree, e là si scerne
Portico altiero di colonne eterne.

Crescon Cerchi, e Theatri, e sì vicine
Van le tue Therme al Ciel, che in lor souente
Straccian le Stelle il luminoso crine,
E v'vrta spesso il Sol col Carro ardente:
Guidi i Fiumi per l'aria, e in luoghi cupi,
Fai volte a lor di architettate Rupi.

†† 2 Quindi

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