Full text: Manni, Domenico Maria: Della vecchiezza sovraggrande del Ponte Vecchio di Firenze e de' cangiamenti di esso

ONE 
LEZI 
RECITATA 
NELL' ACCADEMIA ETRUSCA DI CORTONA 
Il di 9. di Settembre 1763. 
CCADE agli errori talvolta non altramen- 
te, che a' nascenti fiumi, i quali nel- 
la sopraggiunta dell' acque, che incon- 
trano, di rivi si fanno torrenti, e di¬ 
vengon malagevoli a superarsi, c var¬ 
Ea 
carsi. Un errore, nato non di rado 
dalla svista d’ uno Scrittore, se non 
trova chi si opponga, e faccia argi¬ 
ne, piglia piede traendo sopra di se una tacita possen- 
te approvazione, in ispezie ove si giura sulle parole di 
chi sa, ovvero si cammina sulla pesta degli altri: ed 
inoltrasi talmente la cosa, che produce gran danno 
L' altrui malfar, l'altrui tacer non meno, 
siccome Lodovico Adimari in nobil maniera disse. Nè 
è punto nuovo, che se chi sbaglia è autorevole, e co- 
ſpicuo, levi egli come un' insegna a quanti seguaci pos¬ 
son venire. E qual maggior causa, che gli antichi erro- 
ri non si tolgono? Tali considerazioni, o Accademici E¬ 
truschi, m' inducono oggi a ragionar di proposito d' un 
monumento di noi Fiorentini, riconducendolo per am¬ 
menda al vero suo lume, giacchè la folta caligine de 
secoli oscuri lo ha miseramente offuscato. 
La Città di Firenze, come ognun di voi Accade 
mici ſa, ſpartita dal fiume d'Arno nella lunghezza di 
un miglio, e tre quarti, quattro Ponti di pretrame ha 
avuto in varj tempi, ed altro a costruirsene più secoli 
sono fu posto mano, sebbene non andò imnanzi, appel- 
lato
	        
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