Full text: Volume V (5)

MELE DI MAREMMA. 
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ia, e del Giglio, e delle Maremme, particolarmen- 
te dove abbondano i Ramerini, le Salvie, i Timi, i 
Calamenti, e simili piante Aromatiche. Seppi in Mon- 
terotondo, che ne’ luoghi dove abbonda la Nepitel- 
la, o Calamintha Pulegii odore, sive Nepeta Inst. R. 
H. 194. il Mele piglia un’ odore acuto, e dove ab- 
bondano i Corbezzoli, detti nelle Maremme Albatri, 
e da' Bottanici Arbutus, il Mele diventa amaro 
perchè tale è il Mele che raccolgono le Pecchie da 
Nettarj di quei fiori. V. quanto notai nell' Appendi- 
ce ad Michelii Catal. Plant. Horti Florentini pag. 71. 
La Cera di Maremma riesce anche più bianca della 
nostrale, a riserva che quando le Pecchie mangia- 
no le coccole mature, e strafatte di Ginepro rosso 
le quali a loro molto piacciono, fanno la Cera ros- 
sa. Se le Maremme fossero abitate come erano in 
antico, vi si potrebbero rilevare infiniti Sciami di 
Pecchie, e si ricaverebbe tanta quantità di Mele, e 
di Cera, da condire il paese a sufficienza, e da smer- 
ciarne anche fuori. 
Viaggio da Monterotondo al Sasso. 
Oddisfatto che mi fui nell'osservazione della Mi- 
niera d' Allume di Monte Leo, e prese che ebbi 
tutte le opportune informazioni di quello che si fa¬ 
ceva, e che si sarebbe dovuto fare intorno alla fab- 
bricazione dell'Allume, per tesserne una distinta Re- 
lazione da presentarsi a Sua Eccellenza il Signor Con- 
te de Richecourt, partii di Monterotondo la mattina 
dei 9. Marzo per tornarmene a Firenze. Per ave- 
re il piacere di osservare un diverso tratto di To- 
ſcana, volli prendere la ſtrada di Castelnuovo, e Ca- 
sole, benchè più incomoda. 
Dal 
(1) V. Bocc. Mus. di Fisica a c. 156.
	        
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