Full text: Del Migliore, Ferdinando L.: Firenze, città nobilissima

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Metropoli di Firenze 
Ma perchè non è forse Chiesa nel Mondo, che si sia vnita, e confer- 
mata alle Costituzioni Generali, & ad ogni Apostolico decreto, quan- 
to questa di Firenze, si rese per questo degna, a nostro credere, dell'o¬ 
nor di tre Sommi Pontefici, in celebrarui tre Concilj Generali Eucome¬ 
nici, l'vno nell'Anno 1055. sotto Vittore II. in cui condannati mol- 
ti Vescoui Simoniaci; vietatasi l'alienazione de' beni Ecclesiastici, 
ne parlò il Palmieri cosi Sinodus Florentiae celebratur, in qua multi Episco¬ 
pi propter Simoniam, fornicationem ve damnantur; ed il Baro nio scriue 
v'interuenisse l' Imperatore Arrigo III. e Beatrice Madre della gran 
Contessa Matilde, aggiugne il Fiorentini Lucchese. Il secondo ragu- 
nouuisi nel 1106. da Pasquale II. con l'interuento di cencinquanta Ve- 
scoui, porta Sozzomeno; & il Palmieri; dannandouisi la venuta d'An¬ 
ticristo in que' tempi, sparfasene voce, della quale alcuni ne fanno Au- 
tore il nostro Vescouo Rinieri, forse più ipocondriaco, che dotto, nel 
considerar che fece gl'infortunj, e calamità di que suoi tempi, per quel- 
le, che preceder deuono, secondo l'Euangelio, all'vltimo giorno del 
Giudizio. Il terzo fù sotto Eugenio IV. solennissimo, per vna general 
conuocazione di tutti i Cristiani, stante l'esseruisi trattato, risoluto, e 
deciso per autorità del pubblico consenso, la vera fede de' Cattolici 
precetti , in confutare gli errori de' Greci, procurandosi di ridurgli, co- 
me de fatto segui, sotto l'vnità della S. Romana Chiesa, all'vbbidienza 
de' veri Pontefici Vicarij di Giesù Cristo. Venneui l'Imperator Gre- 
co Giouanni Paleologo, e Gioseffo Venerabilissimo Patriarca di Co¬ 
stantino poli, reputato da quella Nazione; Pontefice della nuoua Ro¬ 
ma. E perchè alta, importantissima, e dificile era là materia da trat¬ 
taruisi, vi concorsero anco i prim' Vomini di lettere ch'auesse il Mondo 
in que' tempi, vn Cardinal Bessarione Greco, Niccolò Euboico, vn 
D. Ambrogio General di Camaldoli , ed altri , che furonui sentiti , dice 
il Palmieri, che si trouò presente a quelle graui sessioni, veri Oracoli 
nelle due lingue Latina, e Greca. Il Digesto, disteso in carta, che 
venuto sottoscritto di rosso di propia mano di quell'Imperatore, e le¬ 
galizzato da più Notai, fù in vna Cassetta d'argento portato in Palazzo 
dal Cardinal Cesarino, a donare alla Signoria, acciò restasse in Firen- 
ze sdice Vespasiano Scrittor di que' tempi memoria d'atto cosi de- 
guo; oggi conseruasi fra le coſe preziose, e di valuta, nella cele- 
bre Guardaroba de Gran Duthi; n' è però vna copia similissima; in 
mano al Caualier Zanob: Bettini, ed vn'altra sappiamo esserne ancora 
nella Libreria Vaticana, messaui da Leone X: citata dal Giustiniani, an¬ 
zi distesa per estensum, nel trattato che fêce di questo Concilio. Ma 
quel di Guardaroba, che come vero Originale conseruasi come Reli- 
quia, poco tempo sà se ne mandò copia a Clemente X. fatta distendere, 
e puntualmente tradurre dal Cardinal Francesco del Nerli. Le parole 
che
	        
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