Full text: Bonmartini, Silvio: Guida pratica di Venezia

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GUIDA PRATICA DI VENEZIA 
dito. Fra questi sono la sede della Banca Nazionale, la Banca 
Veneta di depositi e conti correnti, la succursale del Banco 
Napoli, la Mutua popolare; e puossi aggiungere la Cassa di 
sparmio che possiede un patrimonio ingente e fa operazioni di 
credito. Tutti questi istituti lavorano con successo. 
Questi cenni sulle condizioni di Venezia, quantunque dettati 
dirò cosi, a vapore, mi pare sieno tali da bastare, senz’ uopo 
maggiori dettagli, a distruggere le opinioni dei detrattori di 
questa città. 
Venezia trovasi in posizione geografica molto propizia, e da 
essa deve trarre nuovi vantaggi. Alla testa del mar Adriatico, 
di fronte al canale di Suez, prossima ai territori dell’Europa 
centrale, essa ha dinanzi a sè un avvenire tanto più splendido, 
quanto maggiore sarà l’operosità sua per conseguirlo. 
Ella mi dice che salto di palo in frasca e che in questo eterno 
preambolo le ho parlato di mille cose senza un concetto direttivo, 
senza un po’ di quell’ordine che ella pone in tutte le cose sue. 
Io invece d’ordini non conosco che quelli di pagamento, e se ella 
è malcontento di me non ha altro mezzo che andar dal libraio 
a farsi restituire il danaro che ha speso per comperar la mia 
Guida... se però l’onesto negoziante sarà tanto ingenuo da farle 
tale restituzione. 
Ella sappia che io le ho parlato della Venezia — mi perdoni 
la parola — pratica e che della Venezia monumentale le parlerò 
in appresso. Potrei accompagnarla però a farle far conoscenza 
coi famosi campieli e per conseguenza con le Zanze, con le Ca- 
tine, con le Malgari, con le Tonine; ma nonno Goldoni, maestro 
di queste cose, gliele ha tanto bene insegnate che la mia pittura 
dopo sudori e fatiche non riuscirebbe che uno sgorbio senza linee 
e senza colore. Potrei prenderla a braccetto ęd accompagnarla 
nei più lontani quartieri della città, a San Pietro di Castello, a 
Santa Marta, all’Angelo Raffaele, a San Giobbe, a San Geremia, 
ove le farei vedere i tuguri dove vegeta il nostro povero e dove 
le faccie rubiconde e paffute, i visini simpatici delle Castellane 
e delle Cannaregiote metterebbero l’acquolina in bocca al San- 
t’Antonio più Sant’Antonio di questo mondo. Potrei condurla a 
vedere le impiraperle sedute all’esterno delle loro case perdere 
l’intiera giornata per guadagnarsi 20 o 30 centesimi ad infilzare 
quelle perluccie di vetro che chiamano margherite, e che mal- 
grado il grasso guadagno cantano tutto il di allegre e spensie- 
rate come se un po’ di polenta non fosse il loro cibo ordinario. 
Potrei condurla finalmente a conoscere altre abitudini della vita 
veneziana ; ma dal momento che le ciarle di un Cicerone qua¬ 
lunque sono dannose per chi vuole studiare i costumi di una 
città del tutto originale com’ è Venezia, invito il proto a met- 
tervi qui un grosso punto e m’intratterrò secolei di altra cosa 
che forse può interessarla di più delle chiacchierate che le ho 
fatte finora.
	        
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