Full text: Bonmartini, Silvio: Guida pratica di Venezia

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GUIDA PRATICA DI VENEZIA 
Le regate. 
Che se assisterà poi agli spettacoli straordinari, quali ad esem 
pio le regate e le serenate, ella troverà a Venezia ciò che fan 
tasia più riscaldata di poeta ha saputo mai immaginare. 
La più antica memoria che si abbia della regata (nome ch’io 
non mi faccio giudice se derivi da riga, auriga o remigata) ri¬ 
sale al 1300. Nel 1315, per decreto della Repubblica, le regate 
divennero un’istituzione cittadina regolata da apposite discipline. 
Dapprima correvano le galere pel Canal Grande, poi le barchette, 
quindi le gondole e finalmente i gondolini che si usano nelle re 
gate moderne. Poche parole basteranno a descriverle. Al Giardino 
Pubblico, situato all’ estremità orientale della città, si allineano 
sette o nove piccolissime gondole dipinte a vari colori, montate 
ognuna da due gondolieri in abito bianco con fascia e berretto 
della stessa tinta della barca; ad un dato segnale i gondolini 
si muovono ed i rematori si dirigono verso l’imboccatura del 
Canal Grande, lo percorrono in tutta la sua lunghezza e giun 
gono fino a Santa Lucia di fronte alla stazione ferroviaria ; colà 
senza fermarsi girano un palo piantato nell’acqua e si dispon 
gono al viaggio di ritorno per la stessa via prima percorsa che 
termina di fronte al Palazzo Foscari, ove si erige un palco per 
la distribuzione dei premi, palco che si chiamava macchina, pei 
getti d’acqua che da esso venivano lanciati contro i barcaiuoli 
imprudenti che si avvicinavano di troppo, ingombrando cosi ai 
regatanti la via che deve restare sempre libera. Stanchi, tra- 
felati, ansanti da una corsa di 40 minuti, quattro fra quei dis¬ 
graziati giungono finalmente a guadagnarsi il premio, mentre 
gli altri. durante il tragitto, per non esporsi ai fischi, del pub- 
blico, abbandonano la corsa eclissandosi completamente. E uso tra- 
dizionale che ai vincitori del quarto premio sia regalato un piccolo 
maiale, per dimostrar loro come giungendo ultimi si siano ben 
meritato l’epiteto d’infingardo personificato dal compagno di 
Sant’Antonio. 
La gara dei gondolini è ciò che forse meno interessa nelle re- 
gate veneziane, mentre e il forestiero e il cittadino non possono 
staccare gli occhi da quelle barche cosidette bissone, vogate da 
otto rematori vestiti in costumi svariatissimi ed adornate nelle 
più strane e ricche foggie; non possono non ammirare il lusso 
di gondole e barche private dove le dorature, le sete, i velluti, 
gli specchí sono disposti nel più corretto buon gusto; non pos- 
sono far a meno di meravigliarsi dinanzi a quell’immensa quan¬ 
tità di barche di tutte le specie che si affollano ai lati del Gran 
Canale e che formano un altro suolo in mezzo al quale resta li¬ 
bero un ristretto varco pel passaggio dei gondolini; non possono 
restare indifferenti all’aspetto di quel magnifico Canalazzo dove 
dai palazzi antichi pendono ancora i preziosi arazzi d’un tempo, 
dove da tutte le finestre, dai ponti, da ogni spazio libero e per 
fino dai tetti delle case si affollano migliaia e migliaia di teste : 
non possono finalmente non entusiasmarsi all’aspetto della più 
bella strada del mondo, prima tanto tranquilla, ora cosi popo¬
	        
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