assai lungo ed al fianco una larga spada ricurva : tali presentansi quelle
antiche immagini che mostrano inoltrè aver ricoperto il capo col pileo
ovveró con una tiara: Modesto fu ognora il vestire dei veneti anche ai tempi
Romani, dappoichè soleva Giuvenale proverbiare, il veneto duro cucullo,o -
cocolla turchina. Questa, benchè fosse propria delle genti campestri,
pur nei giorni brumali soleasi portare anche dai dovisiosi, dalla quale
usanza i monaci adottarono la cocolla quando erano coltivatori della campagna. -
Nè men del vestire era rigido il costume de’ veneti, a tal che si
narra la superstiziosa credenza inveterata tra essi che le acque Aponie
(di Abano ) abbruciasśero quelle donne che osassero tuffarvisi dopo gli
uomini. Con tale credenza era impedito alle donne di frequentare quei
siti, dove la folla, gli spettacoli ed il lusso avrebbero potuto corrompere
la loro verecondia : verecondia che valeva mantenere la morigeratezza
in tutta restante la società, essendone, com’ è noto , la donna il più forte -
vincolo.
Erodoto ci ha conservata la foggia antica dei matrimoni veneti. Considerate -
tutte le fanciulle come figlie dello stato, venivano in un determinato -
giorno adunate in un borgo delle rispettive città alla presenza
di vari pubblici uffiziali. Ciascun giovane scegliea tra esse quella che
più gli piaceva, dopo le quali rimanevano le brutte piene bensi d’ invidia, -
ma non disperate. Chi avesse scelta una bella, sborsando sul
fatto una somma che tanto più montava quanto migliore era stata la
scelta, dava agio ai pubblici uffiziali di dotare le .brutte. Tale usanza, -
comune a tanti popoli orientali, fu sempre conservata dai Veneti,
che la recarono perfino nelle lagune, modificata soltanto secondo
nuovi riti Cristiani.
I loro spettacoli, al paro della loro natura, riescivano tutti festevoli.
Teneri sopra tutto delle Buthie, ossia caccie di toro, cosi care ai Grêci,
e da’ quali le hanno derivate, venivano ricordati anche dagli stranieri
per certi giuochi specialmente detti Isleatili, che si celebravano ogni
30 anni, tra le feste, i suoni ed i versi, fuori delle mura di Padova. I
vińcitori coronati salivano sopra un carro trionfale tirato da cavalli
bianchi, e coll’apparato più pomposo e colle cerimonie più giulive, introduceansi -
nella città, non per la porta, ma per una breccia appositamente -
fatta nelle mura.
Benchè il fondo di si felice naturà non fosse alterato, pure per unc
spirito d’imitazione anche quivi vennero instituite le feste sanguinarie
non appena che nel VII secolo di Roma la primitiva relazione col romano
impero, per ignote cagioni, si ridusse ad una specie di soggezione, uon
appena che questi paesi furono risguardati come una provincia romana
sottomessa al governo di un pretore. In si nuovo stàto di cose non
solo- gli spettacoli ricevettero un’ alterazione, ma in tutto il rimanente
la Venezia corse una sorte eguale a quella dell' impero. Ammesse le
sue città tra le municipali: dato ai veneti il privilegio di votare ne
comizii: aperto loro il varco ad entrare nel senato romano: incorporati -
i loro soldati negli eserciti : condotte sul loro suolo le strade mi¬