Libro Duodecimo.
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„de gli huomini, che ora viuono, vergognamoci finalmente di questa
„luce. Al qual proponimento oltre l'altre vtilità, e opportunità comuni
„a voi con tutti quelli, che accrescono l'imperio loro, le quali essendo
„senza nouero, non accade, che io le ſtia a raccontare a quelli, che le co
„noſcono al pari di me, ci esortano due principali, e grandissimi frutti,
"che hanno da raccorsi da noi : il primo è la faculta di nutrirci, della
„quale manchiamo, e la quale il Contado di Pisa, che è il più fertile di
„tutta la Toſcana, ci ſomministrerà abbondantemente: per la qual cosa
„ſempre habbiamo fatto voti a Dio. O verrà egli mai tempo, che que
„ita gran città sia nutrita dal suo proprio dominio, ne habbia a pregare
„le prouincie altrui, che l'aiutino a ſoſtentare la vita ſua, quello che hab
„biamo ſempre domandato con tutti noſtri perpetui voti, ora che ci è
„offerto spontaneamente, vi priego,o padri per quel medesimo immor-„tale -
Iddio, che con la potestà , e benignità sua ce l'ha offerto, che non
„lo dispregiamo. L'altro frutto, che non è piccolo è questo, che man-„dando -
nel paeſe di Piſa vna gagliarda colonia, ſgrauiamo la noſtra
„città della soprabbondante moltitudine, e la rendiamo più quieta tol
„ta via la ſouerchia turba, che è souente cauſa di ſedizioni, e alleuiamo
„la pouertà de gli huomini bassi, assegnando loro terreni, ne quali s'eser
„citino, e da quali si procaccino il vitto; conciosia cosa che l'arti, e l'in-„duſtria -
del nauigare non ſia baſtante a ſoſtentare cosi gran uumero di
„gente, la qual coſa ci ſarà anche di giouamento a stabilirci la signoria
„di Piſa, maſſimamente ſe doneremo a nobili, e principali Piſani la cit¬„tadinanza -
della noſtra città con facultà di rendere il partito, e faremo,
„ca; essi habbiano ragione vguale a noi nel reggimento della Republi¬„che -
l'uno, e l'altro esemplo ci è stato dato da antiche città , e grandissi-„me: -
percioche quanto a che il Fiesco ha detto, che prima si dee inten¬„dere -
la mente, e hauere l'assenso del Re; io di vero, o padri son della
„medesima opinione, ma dico, che la volontà del Re pende da noi me-„desimi, -
perche egli non s'opporrà mai a tanto ardore , e tanto consen-„timento -
della città, anzi ci aiuterà ancora con le forze sue a ottenere
„tal coſa: ma ſe vederà, che noi ſiamo tardi, e pigri a prendere l'impre¬„ſa; -
ſe intenderà che noi ſtiamo a contendere fra di noi co pareri, chi
„dubita, che non sia per essere alieno dall'intrigarsi per nostra cagione in
„nuoua briga, che s'accorgerà, che da noi, a cui tanto importa, sia presa
„freddamente? A voi ſta dunque, o Fiesco, e a pari voſtri, lasciate da par
„te le contese,e consentendo con gli altri nell'onorata impresa, operare,
„chelRe ancora consenta. Io, padri, son di parere, che s'abbracci con
„ogni ſtudio quel consiglio, che non si puo lasciare in verun modo sen¬„za -
grandiſsima infamia di viltà, e di tradimento verso'l comune. Appena -
erano finite le contese delle coſe Pisane, che seguirono molto mag
giori combattimenti delle coſe noſtre ſteſſe fatto l'anno ſeſto, e ſettimo
di quel secolo, de quali due anni non fù mai alcun'altro poiche Genoua
è impiedi, nel quale sieno stati dati più chia ri esempli, o della superbia,
e orgoglio, che è naturale alla nobiltà, o dellosfrenato disiderio de plebei, -
e de gli huomini d'imfima condizione, il quale non pone alcun termine -
ad esercitare la libertà, e la superba signoriase il quale habbia me¬DDD -
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glio
1506
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