Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Duodecimo.
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„de  gli  huomini,  che  ora  viuono,  vergognamoci  finalmente  di  questa
„luce.  Al  qual  proponimento  oltre  l'altre  vtilità,  e  opportunità  comuni
„a  voi  con  tutti  quelli,  che  accrescono  l'imperio  loro,  le  quali  essendo
„senza  nouero,  non  accade,  che  io  le  ſtia  a  raccontare  a  quelli,  che  le  co
„noſcono  al  pari  di  me,  ci  esortano  due  principali,  e  grandissimi  frutti,
"che  hanno  da  raccorsi  da  noi  :  il  primo  è  la  faculta  di  nutrirci,  della
„quale  manchiamo,  e  la  quale  il  Contado  di  Pisa,  che  è  il  più  fertile  di
„tutta  la  Toſcana,  ci  ſomministrerà  abbondantemente:  per  la  qual  cosa
„ſempre  habbiamo  fatto  voti  a  Dio.  O  verrà  egli  mai  tempo,  che  que
„ita  gran  città  sia  nutrita  dal  suo  proprio  dominio,  ne  habbia  a  pregare
„le  prouincie  altrui,  che  l'aiutino  a  ſoſtentare  la  vita  ſua,  quello  che  hab
„biamo  ſempre  domandato  con  tutti  noſtri  perpetui  voti,  ora  che  ci  è
„offerto  spontaneamente,  vi  priego,o  padri  per  quel  medesimo  immor-„tale -
  Iddio,  che  con  la  potestà  ,  e  benignità  sua  ce  l'ha  offerto,  che  non
„lo  dispregiamo.  L'altro  frutto,  che  non  è  piccolo  è  questo,  che  man-„dando -
  nel  paeſe  di  Piſa  vna  gagliarda  colonia,  ſgrauiamo  la  noſtra
„città  della  soprabbondante  moltitudine,  e  la  rendiamo  più  quieta  tol
„ta  via  la  ſouerchia  turba,  che  è  souente  cauſa  di  ſedizioni,  e  alleuiamo
„la  pouertà  de  gli  huomini  bassi,  assegnando  loro  terreni,  ne  quali  s'eser
„citino,  e  da  quali  si  procaccino  il  vitto;  conciosia  cosa  che  l'arti,  e  l'in-„duſtria -
  del  nauigare  non  ſia  baſtante  a  ſoſtentare  cosi  gran  uumero  di
„gente,  la  qual  coſa  ci  ſarà  anche  di  giouamento  a  stabilirci  la  signoria
„di  Piſa,  maſſimamente  ſe  doneremo  a  nobili,  e  principali  Piſani  la  cit¬„tadinanza -
  della  noſtra  città  con  facultà  di  rendere  il  partito,  e  faremo,
„ca;  essi  habbiano  ragione  vguale  a  noi  nel  reggimento  della  Republi¬„che -
  l'uno,  e  l'altro  esemplo  ci  è  stato  dato  da  antiche  città  ,  e  grandissi-„me: -
  percioche  quanto  a  che  il  Fiesco  ha  detto,  che  prima  si  dee  inten¬„dere -
  la  mente,  e  hauere  l'assenso  del  Re;  io  di  vero,  o  padri  son  della
„medesima  opinione,  ma  dico,  che  la  volontà  del  Re  pende  da  noi  me-„desimi, -
  perche  egli  non  s'opporrà  mai  a  tanto  ardore  ,  e  tanto  consen-„timento -
  della  città,  anzi  ci  aiuterà  ancora  con  le  forze  sue  a  ottenere
„tal  coſa:  ma  ſe  vederà,  che  noi  ſiamo  tardi,  e  pigri  a  prendere  l'impre¬„ſa; -
  ſe  intenderà  che  noi  ſtiamo  a  contendere  fra  di  noi  co  pareri,  chi
„dubita,  che  non  sia  per  essere  alieno  dall'intrigarsi  per  nostra  cagione  in
„nuoua  briga,  che  s'accorgerà,  che  da  noi,  a  cui  tanto  importa,  sia  presa
„freddamente?  A  voi  ſta  dunque,  o  Fiesco,  e  a  pari  voſtri,  lasciate  da  par
„te  le  contese,e  consentendo  con  gli  altri  nell'onorata  impresa,  operare,
„chelRe  ancora  consenta.  Io,  padri,  son  di  parere,  che  s'abbracci  con
„ogni  ſtudio  quel  consiglio,  che  non  si  puo  lasciare  in  verun  modo  sen¬„za -
  grandiſsima  infamia  di  viltà,  e  di  tradimento  verso'l  comune.  Appena -
  erano  finite  le  contese  delle  coſe  Pisane,  che  seguirono  molto  mag
giori  combattimenti  delle  coſe  noſtre  ſteſſe  fatto  l'anno  ſeſto,  e  ſettimo
di  quel  secolo,  de  quali  due  anni  non  fù  mai  alcun'altro  poiche  Genoua
è  impiedi,  nel  quale  sieno  stati  dati  più  chia  ri  esempli,  o  della  superbia,
e  orgoglio,  che  è  naturale  alla  nobiltà,  o  dellosfrenato  disiderio  de  plebei, -
  e  de  gli  huomini  d'imfima  condizione,  il  quale  non  pone  alcun  termine -
  ad  esercitare  la  libertà,  e  la  superba  signoriase  il  quale  habbia  me¬DDD -
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