Libro Nono.
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„tanto di mia teſta, che perche le parole poco giouano, bisogna vſare
„verso di me la forza? o vero tanto ignorante di tutte le coſe, che non
„conosca, che io debbo conformare i consigli miei con la volontà di tut¬„ta -
la città? e che queſto ſourano luogo d'onore m'è ſtato dato da voi,
„accioche io vi gouernaſsi, e prouuedessi a commodi voſtri? e non per-„che -
io vſaſſi la palià, e autorità di Re ſopra di voi, come fanno coloro,
„ghe pongono i disideri loro innanzi al consentimento di tutta la città;
Sche contra tutti gli esempli dell'antiche città rimuouono il popolo, il
quale nelle città libere ha il sourano Imperio, dalle publiche dilibera
gzioni; egli di vero non conuiene dare i magistrati, e gouerni publici , e
„gli onori ſe no a quelli soli, che, e per oneſta di grado, e per esperienza,
se scienza delle coſe sono atti a gli vfici publici: ma il rimuouere tuttol
„popolo, appo'l quale dee essere la suprema podestà, dalle deliberazioni
„ſopra le coſe del comune è coſa da quelli huomini, che indirizzano i
„loro pensieri più tosto alla grandezza propia, che alla libertà del comu
„ne. Vipriego,o Genouesi, che le cose, che ora soggiugnerò, non le pren
„diate come dette per oppormi alla volontà vostra, la quale veggio cosi
„ardente; ma per render ragione del fatto mio. Vi offendono le nuoue
„grauezze, e gabelle. Queſte non da me; ma da disaſtri della Republi
„ca, e di vero da voi ſtessi vi sono state imposte , che l'ardore vostro fù
„tanto grande nel prendere questa guerra grandissima, e tanta la co-"ſtanza -
nel ſeguitarla, che io di necessità , e a ragione ho interpretato,
„che voi voleſte ancora quelle coſe, senza le quali non si poteua cosi
„gran guerra mantenere; e perciò non tanto di mia volontà, quanto per
„vostro tacito comandamento con discesi alla diliberazione di impor¬„re -
le grauezze. Non potete soffrire, che i nobili habbiano parte nel go-„uerno -
del comune, ne questo fatto ancora è diriuato tanto dal voler
„mio, quanto da medesimi tempi, che non voleuano , che noi carichi di
„tante fatiche di guerre straniere, fossimo aggrauati ancora dalle discoi
„die ciuili; il quale incarico delle guerre esterne più ageuolmente pote-„ua -
la città sostenere, hauendo tutte le sue forze vnite, che essendo strop
„piata, e monca della potenza di quelli, che auanzauano gli altri di po¬„tere; -
ne di uero è, ò meno nota,ò meno odiosa a me,che a voi la super-„bia, -
e l'orgoglio innato a nobili per natura, ne fanno a me minore sto¬„maco -
gli altieri spiriti loro, che non possono soffrire l'ugualità della ra-„gione -
insieme con gli altri loro cittadini; ne doppo che la superba loro
„signoria fù da Simone Boccanegra huomo chiarissimo estinta, non han
„no però deposto l'animo di dominare,e come se in Genoua fossero due
„corpi di città, chieggiono la metà del gouerno publico, la qual cosa
„principalmente è atta a disunire la concordia de cittadini, e a impe-„dire, -
che la città non s'unisca in vna mente: ma queste cose in qualun-„que -
modo le sieno da voi considerate,non sono ferite, che non si possa-„no -
ſanare, anzi già ſono riſanate, tolte via le grauezze, e rimossi i nobi-„li -
da ogni amministrazione publica. Che domandate voi di più, ò Ge¬„nouesi? -
ò doue tendete più oltre? perche seguitate di rimescolare tutte
„le coſe di ſedizioni, e di tumulti? perche domine sono le menti vostre
„inuaſate da coteſta tanta pazzia? cercate forse con coteſti voſtri tumulti -
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