Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Quarto.
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mente  da  tanti  fuorusciti  principali  cittadini,  che  dauano  loro  speranza
di  miglior  fortuna,  e  in  oltre  stimolata  dalla  fame,  e  dalla  mancanza
delle  vettouaglie?  Ma  dato  che  non  segua  niuna  di  queste  cose;  che  il
nimico  di  certo  era  per  tentare  la  terza,  accioche  non  paresse  che  hauèsse
fatto  tanti  preparamenti  senz'  alcuna  cagione;  chi  dunque  dubitaua,  che
egli  non  fosse  per  andare  per  la  diritta  a  Sauona  con  le  genti  di  terra,  e  di
mare,  ouero  nel  primo  arriuo  tagliare  a  pezzi  l'esercito  Genouese  tanto
minore  di  numero  al  suo,  ò  almeno  circondarlo  d'ogn'intorno,  e  chiuden
dolo  con  la  città  di  Sauona,  e  quasi  intorniandolo  da  vna  banda  con  l'armata, -
  e  dall'altra  con  l'esercito  di  terra,  non  sia  per  porgli  l'assedio?  il  quale -
  essendogli  tolta  ogni  facoltà  di  scampare  ,  e  tagliata  ogni  speranza  di
soccorso,  e  di  vettouaglie,  vinto  dalla  fame,  sia  sforzato  incontanente  ren
der  se,  e  l'arme  al  nimico,  portando  pericolo  d'esser  condotto  in  misera
seruitù:  percioche  non  è  da  credere,  che  la  bestiale  crudeltà  di  Federigo
habbia  da  eſſere  più  mansueta  verso  di  loro,  che  ſi  foſse  ſtata  a  ſagri  Prelati. -
  Che  si  doueua  dunque  obbedire  alla  necessità  ,  e  cedere  a  tempi  ,  e
leuando  le  genti  dall'aſsedio  di  Sauona  richiamarle  nella  città,  e  metter
tutte  le  forze  della  diligenza,  e  dell'industria  in  armare,  e  mettere  in  punto -
  maggior  armata,  che  fosse  loro  possibile,  e  ritornare  a  far  la  guerra  per
mare,  nella  quale  essi  erano  inuitti,  ne  cedeuano  punto  a  Federigo,  e  a  Pisani: -
  altramente,  che  quella  guerra  incominciata  per  temerità  d'un  huomo -
  con  dolorosa  sconfitta  nauale,  era  per  terminarsi  con  molto  dolorosa
perdita  di  terra  per  ostinazione  di  tutta  la  città.  Questo  parere  fù  approuato -
  dalla  più  parte;  e'l  Podeſtà  diede  auuiso  al  magistrato  Genouese
della  risoluzione  fatta,  il  quale  mise  ogni  diligenza  in  far  prouuisione  di
grani  ,  e  d'altre  vettouaglie  necessarie.  Ma  il  Podestà  risoluto  di  tentare
Sauona  con  dargli  l'ultimo  assalto,  mettendo  insieme  tutte  le  forze,  alli
venti  di  Marzo  diede  l'assalto  alla  città,  e  l'impresa  riusci  vana,  che  i  cittadini, -
  e  soldati  della  guardia  si  difesero  francamente.  Il  di  seguente  sciol
to  l'assedio,  che  era  durato  poco  più  d'un  mese,  se  ne  ritornò  a  Genoua
con  tutte  le  genti  :  doue  non  trouò  le  cose  molto  quiete  ;  perche  gli  animi
della  plebe,  e  de  cittadini  di  bassa  condizione  eranò  sdegnati  contra  la
nobiltà,  per  la  cui  colpa  diceuano  indugiarsi  già  tanti  anni  a  dare  à  Sauoneſi -
  il  meritato  gaſtigo  della  ribellione,  e  che  i  nobili  non  voleuano  recuperare -
  Sauona:  in  questo  modo  erano  stati  tirati  contra  lor  voglia  ad
accostare  l'esercito  alle  mura  dalle  lettere  del  Marchese  di  Monferrato,
che  quasi  rinfacciaua  loro  la  viltà,  cosi  sotto  le  mura  di  quella  città  non
haueuano  mai  tentatò  la  fortuna  della  battaglia;  ma  senza  sperimentare
alcuna  cosa,  haueuano  consumato  il  tempo  in  ozio,  che  se  da  principio
gli  hauessero  dato  vn  gagliardo  aſsalto,  harebbono  ſenza  dubio  preſo  nel
primo  impeto  quella  città,  chè  non  era  molto  ben  fortificata,  ne  fornita
di  sufficiente  presidio:  cosi  essere  stato  dal  Carretto  messo  il  soccorso  den
trò  alla  città,  facendo  essi  sembiante  di  non  vedere,  il  quale  harebbono
potuto  senz'  alcuna  difficoltà  rimuouere  dalla  città  d'ogn'intorno  cinta  di
baſtioni.  Che  i  nobili  non  voleuano  finire  la  guerra,  la  quale  era  loro  vtile, -
  e  commoda  in  molte  maniere:  percioche  essi  erano  ne  gouerni,  ne  capitanati, -
  e  ne  gli  vffici:  a  loro  trouauano  gli  onori,  e  guadagni,  a  gli  altri
            
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